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Il linguaggio del mar

Racconti ✍

Era un uomo di poche parole, lui.Nel porticciolo campano tutti lo conoscevano ma pochi gli parlavano, nessuno gli si avvicinava. Presso gli scogli pugliesi alle sue opere ho pensato.

Perché di poche parole quel signore era, eppure lo si conosceva. In Campania se ne stava sempre a guardare il mare. 

Di certo non a ciò si limitava, perché da uno zaino la macchina fotografica tirava e l’azzurra distesa fotografava. Il moto delle onde fissava in uno scatto, l’andirivieni dallo scoglio alla riva, dalla costa alla marea, dal corso all’orizzonte, catturava in un istante. 
E, andando a sera, bastava il suo nome digitare per i suoi scatti ammirare. 
Ogni mattina al mare se ne andava, come se quello fosse il buongiorno che gli toccava.

Lì l’obiettivo poneva perché, anzi, quello era il buongiorno che si sceglieva. 
Non so bene cosa nel moto delle onde decifrasse, ma la verità è che ognuno il codice del mare traduce a seconda dello stato d’animo che lì vi conduce. Sì, parla un linguaggio tutto suo il mare.
Uno è il linguaggio del mare, ma molteplici, soggettivi e intimi, sono le letture. 

E così accade che vi leggi la nostalgia come l’adrenalina, l’energia come la quiete, la calma piatta come il più irrequieto cambiamento, l’amore come l’affetto migliore. 

Uno è il linguaggio del mare, ma diverse, soggettive e intime, sono le letture che io e il signore degli scatti gli avremmo dato.
Non posso sapere cosa lui nelle onde del mar abbia letto, so solo le parole e le sensazioni, diverse, mutevoli e contraddistinte, che ogni volta vi do io. 

Portalga 2021, Polignano a Mare 🌊

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