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Lao Rafting: alla scoperta del Fiume Lao e del Pollino tra sport e divertimento

Una delle discipline più amate e praticate in prossimità di fiumi e corsi d’acqua, immersi in riserve naturali suggestive e sorprendenti, è proprio il Rafting.

Lo stesso termine ‘Rafting’ deriva da raft, lo speciale gommone che si utilizza per questo sport, con cui si può attraversare il corso del fiume, maneggiando le pagaie fornite dall’associazione o organizzazione di riferimento. Le manovre da effettuare, remando indietro o in avanti, spostandosi con il carico a destra o sinistra, sono davvero semplici da memorizzare. E soprattutto l’esperienza è tra le più divertenti che vi siano.


Vale la pena attraversare il Fiume Lao tra pagaie e gommone per non perdersi neanche una gola o una specie pregiata di rocce e vegetazione del Parco Nazionale del Pollino, tra natura e cascate che lasceranno tutti con il fiato sospeso.

Il Parco Nazionale del Pollino si estende su 192.565,00 ettari di terreno ed è posto a cavallo tra due regioni, la Basilicata, detta anche Lucania, e la Calabria (fonte: https://www.parcopollino.it/). Pensate che è l’area protetta più estesa d’Italia!

“La cosa stupenda del Pollino è che ha un territorio talmente vasto e con paesaggi talmente particolari che
ogni escursione diventa un qualcosa di unico e irripetibile, anche percorrendo lo stesso sentiero! Si passa da oltre 2000 metri di quota al mare in meno di un’ora, puoi osservare dalle cime le onde del mare; voltarti e seguire il galoppo di cavalli selvaggi, sentire il richiamo del cervo, osservare il volo dei rapaci, i guizzi di
una trota nel torrente, incontrare la lontra, i caprioli, essere sovrastato da montagne senza tempo, ammirare siti archeologici e grotte che hanno custodito e protetto la vita preistorica o semplicemente lasciarti rapire dal gusto dei prodotti tipici locali, capaci di raccontare culture e abitudini lontane!”
rivelano i soci Lao Rafting.

Il fiume Lao scorre lungo il versante tirrenico della Calabria. Prende la sua denominazione dalla città della Magna Grecia Laos. Anticamente era proprio questo il suo nome, tracciando il confine tra lucani e bruzi (insediati nel territorio calabro). Casco protettivo, muta, impermeabile e pagaie sono solo alcuni dispositivi che la Laorafting si occupa di procurarvi.

“Il progetto Lao Rafting nasce nel 2001 dall’idea degli attuali soci che avevano maturato esperienze in
ambito sportivo ed amatoriale dal 1996″
raccontano gli attivisti dell’associazione, proseguendo: “Il progetto d’innovazione è stato quello di volersi specializzare e
proporre un’offerta turistica più strutturata e professionale combinando le varie attività proposte, in modo
da poter permettere una scoperta piena del nostro territorio e promuoverlo nella sua complessità. Oltre al
rafting ci occupiamo di canyoning escursioni in MTB, orienteering, ciaspolate, trekking e hiking e servizi di ristorazione e pernottamenti (gestiamo un rifugio a mille metri).”

Sul percorso condiviso insieme, gli stessi attivisti approfondiscono:

“Il Canyon Rafting è l’escursione che attraversa le gole del fiume Lao e con la quale riusciamo ad ammirare uno tra i Canyon più lunghi e belli d’Europa dove poter svolgere le escursioni rafting. Le sue rocce e la sua
bellezza è un qualcosa di unico, il suo valore ha contribuito a dare una ampia visibilità all’intero territorio del Parco. Grazie anche alla bellezza del nostro canyon, l’intero territorio del Parco Nazionale del Pollino ha
ricevuto il riconoscimento dell’Unesco e lo ha portato ad essere inserito nel circuito dei Geo Siti. In pratica, il percorso non è altro che una frattura della crosta terrestre creatasi all’innalzamento della catena appenninica, gli eventi sismici hanno creato un’enorme faglia che ha portato allo svuotamento dell’antico Lago che occupava la valle del Lao. Il vecchio fondale del Lago adesso è occupato da centri storici di rilievo che hanno saputo reinventarsi e costruire un’offerta turistica varia e capace di offrire attività in tutte le stagioni.

Esperienza assolutamente consigliata, non ci sono dubbi!

Per maggiori informazioni e contatti, non esitate a collegarvi al seguente indirizzo: https://www.laorafting.com/; ne varra sicuramente la pena.

Articolo a cura di Tina Raucci

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Polignano d’Amare: escursione tra grotte e onde di Polimnia

Polignano a Mare è la splendida città di Mr.Volare che merita di essere scoperta, negli angoli e grotte più profonde, abbracciati tra le sue onde e quel vento che sempre l’accompagna. Maestrale permettendo, ovviamente, come ben sanno i polignanesi. Polignano è un’attrattiva turistica, da anni sulla cresta dell’onda, che attira da sempre turisti di ogni parte del mondo.

Così, spinti dal desiderio di scoprire Polignano attraverso le sue acque più cristalline e le sue grotte più profonde, abbiamo effettuato un’escursione con la compagnia Chiara Escursione. Il punto di partenza è stato Cala Ponte Marina, dove sono ormeggiate imbarcazioni dalle dimensioni e tipi più variegati. A bordo del gommoncino tipico da escursioni, ci ha guidati il sig.Gino, esperto uomo di mare che queste stesse acque le vive quotidianamente. Gino ha rinominato il mezzo proprio come sua figlia Chiara; attività avviata da più un decennio. Inoltre, Gino ci ha indicato di raggiungere a nuoto le grotte in cui non era possibile addentrarsi con l’imbarcazione.

Da Cala Ponte Marina ci siamo diretti in direzione Lama Monachile, ammirando dalla nosta imitazione la scogliera alle spalle della celebre statua di Domenico Modugno, la cosiddetta “Pent’m a chiatt”, per dirla alla polignanese. Subito dopo è apparsa alla nostra vista la splendida spiaggetta di Lama Monachile, alquanto rocciosa e affollata di turisti.

Ed ancora dopo, è stata d’obbligo la sosta presso Grotta Palazzese, il cui nome è anche rinomato per il lussuoso ristorante ospitato proprio al suo interno. L’acqua azzurra raggiunge nei suoi pressi medie profondità, ma gli appassionati del mar possono nuotare con gran facilità. Tra quelle polignanesi, essa è la più vasta.

In più nuotare in uno scenario così elegante, come il ristorante al di sopra, ha tutto un suo fascino.

Al seguire della sosta presso Grotta Palazzese, ecco che ci addentriamo in tante altre suggestive cavità, a cominciare da Grotta Ardito, sita nei pressi del Lungomare Cristoforo Colombo.

Ed ancora è imperdibile la cd. Grotta delle Monache. La tradizione, tramandata nel corso del tempo, vuole che in questa grotta fossero solite recarsi le monache del posto, tramite scalini che si eran fatte predisporre ad hoc, in modo da far il bagno alla larga da occhi indiscreti.

La fine della nostra escursione ci ha condotti alla vista di Portalga, celebre per la libreria sul mare che vi è situata. Ma prima due tappe incredibili hanno catturato la nostra attenzione: la Grotta dei Colombi e lo Scoglio dell’Eremita.

La Grotta dei Colombi, com’è facile intuire, deve il suo nome ai volatili che all’interno si annidano. Entrarvi è davvero suggestivo, dal momento che la sua superficie è dotata di quattro fessure circolari da cui penetrano fasci di luce, che a loro volta vi daranno il benvenuto.

Lo Scoglio dell’Eremita, invece, è un isolotto avvolto da miti e leggende tramandati di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori.

Ma questa… è una storia che merita articolo ad hoc!

Allora, venite – o tornate – al più presto a Polignano, amici!

Articolo a cura di Tina Raucci

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Casertavecchia in fiore, vividi colori al Borgo

Casertavecchia ritorna ai suoi colori e fiorisce di bellezza, ancora una volta!

È tornata, infatti, l’annuale manifestazione “Casertavecchia in fiore…la ripartenza”, giunta ormai alla quinta edizione. Fiori profumati, piante ben curate e colori sgargianti sono esposte dai vari concorrenti del Borgo, per accogliere turisti e visitatori, dall’Italia ma anche da altre parti del mondo. É l’attenzione ai dettagli a contraddistinguere e caratterizzare i vicoli e le stradine del Borgo suggestivo casertano.

L’evento è promosso dal Club di Caserta del Soroptimist International e patrocinato dal Comune di Caserta. Val la pena salire sulle alture di Casertavecchia e ammirarne non solo la sua veduta, che affaccia direttamente sul Casertano, ma anche i colori e gli adornamenti tra le sue stradine. Le strettoie del Borgo s’intersecano poi in un percorso suggestivo e affascinante, che porta alla sua Piazza centrale: Piazza del Vescovado.

Qui si erge la Cattedrale di San Michele Arcangelo, anche conosciuta come Duomo di Casertavecchia. Il suo storico campanile sovrasta su tutto il paese e si nota già quando a Casertavecchia ci si reca, salendo lungo la sua strada.

La sua costruzione risale al dominio di Federico II di Svevia, mantenendo la caratterizzazione cattolico-vescovile di Casertavecchia. Si pensi che a pochi metri si erge Palazzo dei Vescovi, dove un tempo i vescovi del posto soggiornavano. Ed oggi, nell’ultimo giorno di “Casertavecchia in Fiore” una bandiera dell’Italia vi svolazza, in attesa del nuovo match degli Europei!

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Castel del Monte, full tour tra mistero e bellezza

Castel del Monte è uno dei castelli più attrattivi e celebri di tutta la Puglia, nonché legittimamente sito Unesco dal 1996. Fascino e mistero aleggiano attorno alla fortezza, miti e leggende, racconti e progressi.

La costruzione del castello è stata fortemente voluta da Federico II di Svevia, a scopi difensivi e di soggiorno, quando di volta in volta vagava per i territori dell’attuale Puglia, a contatto con la sua gente. E dire che gli stessi nemici di Federico, nel corso del tempo, hanno tentato di attuare una damnatio memoriae e di distruggere il castello, affinché ogni traccia dell’operato di Federico andasse perduto. Secondo una tradizione oralmente tramandata, non confermata, anche i Templari avrebbero alloggiato nello stesso castello. In realtà i rapporti tra l’ordine e l’imperatore non erano ottimali, ma un certo nesso è possibile. Infatti, la contrada ai piedi del castello è dedicata a San Donato, correlato agli stessi templari.

Castel del Monte si erge su un’altura rocciosa, nella località di Andria. Suggestivo è il paesaggio che, infatti, dall’esterno del castello ed intorno alla sua cinta muraria, si ammira. Di questo stesso paesaggio parla anche l’imperatore nei suoi scritti.

Basta salire il percorso lungo l’altura per accedere all’ingresso centrale che, a sua volta, conduce al cortile esterno.

La forma del cortile è ottagonale, con all’esterno la facciata composta dai variegati elementi architettonici. Complessivamente vi sono 16 stanze, geometricamente tutte uguali. È l’armonia l’elemento preponderante che si ripete. Perché il numero 8 torna di volta in volta: 8 sono le sale di ciascun piano, 8 sono le torri che vanno a comporre la pianta ottagonale e le rispettive facciate.

40, multiplo di 8, sono invece gli scalini che collegano un piano all’altro.

Armonia geometrica, armonia di numeri, armonia di simboli. Come la chiave di volta: ogni stanza ne ha una, recante su di sé un simbolo diverso. Come Baphomet, l’uomo barbuto, presente in una sala.

Il castello testimonia a sua volta notevole anticipazione dei tempi: si pensi che gli ambienti preposti a bagni e servizi d’igiene fossero dotati di portasaponette, lavandino in bagno e … persino una potenziale sauna!

Ulteriore dimostrazione dell’ingegno e meticolosità di Federico II.

Si pensi che il castello nel corso del tempo è stato depredato e spodestato dei suoi elementi principali: malfattori e briganti ne presero le piastrelle, mentre elementi in marmo sarebbero stati portati via per essere adoperati nella Reggia di Caserta.

Sono molti i miti e le leggende riguardanti il Castello, ma una cosa è certa: il sito non smette mai di attrarre turisti, visitatori e curiosi, nel suo fascino e nella sua imponenza.

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VoglioLaLuna, perché l’abbiamo voluta ancora più bella

VoglioLaLuna è la celebre opera dell’artista Miki Carone collocata a San Vito, in prossimità della celebre Abbazia di Polignano a Mare.

L’opera d’arte è ormai un’attrattiva per turisti da ogni parte del mondo, un monumento per sogni e sognatori, poeti del cielo. Ma soprattutto, VogliolaLuna è poggiata ben a terra perché rappresenta un tributo al mare e agli uomini di mare.

Miki Carone, autore dell’opera, per la sua realizzazione si è avvalso del tipico gozzo blu polignanese, a bordo del quale ogni mattina salgono i pescatori per la giornata in mare iniziare. Dal gozzo rosso e blu, a sua volta, s’innalza una scala che conduce alla luna. La stessa luna che, alta in cielo, ogni giorna forma un connubio con i colori del cielo, dal vivido azzurro all’arancio del tramonto.

E, se negli scorsi giorni, siete accorsi a Polignano, senza poterla ammirare, “niente paura, ci pensa la luna…”. Il Comune di Polignano a Mare, a cui Carone ha donato l’opera, l’aveva semplicemente rimossa in via provvisoria al fine di effettuare i lavori di pitturazione e risistemazione dell’opera.

Perché il tempo, il meteo e la brezza, possono usurarla, nonché svilirne il colore. E un’opera così bella è meritevole di cura ed attenzione costanti e perduranti.

Così adesso, terminati i lavori, l’opera è stata ricollocata a San Vito, ancora più bella e sgargiante di prima, testimone giornaliera di passanti e naviganti.

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Escursioni pugliesi: la suggestiva Grotta di Monsignore

Il sentiero che conduce alla Grotta di Monsignore è costeggiato da una ricca e rigogliosa vegetazione, accompagnato da tipici animali selvatici in cui è frequente imbattersi senza grossi rischi. 

La grotta di Monsignore è situata tra Cozze e Conversano nella più vasta area della Gravina di Monsignore, nei pressi – a sua volta- dell’omonima Masseria. 
Il territorio è noto nel barese per la presenza di grotte e cavità suggestive, considerando anche la vicinanza alla località di Castellana Grotte.

Vari sono gli ingressi della grotta, che si articolano a loro volta in due corridoi stretti e principali, da percorrere con vestiario comodo e provvisti di attrezzatura ad alta luminosità. Perché più ci si inoltra, più occorre illuminazione. Occorre considerare anche la pavimentazione umida e scivolosa, quindi munirsi di scarpe comodo con suole anti-scivolo!

L’ingresso principale della grotta, da cui ho avuto accesso, è arcato e roccioso. Altrettante tipologie di sassi e rocce si possono trovare a terra, proprio all’entrata.Smisurate dimensioni, variegate forme: pan per geologi e appassionati!
La peculiarità della Grotta di Monsignore è la presenza in alto di stalattiti, che pendono dal soffitto ben visibili. Esse sono le colonne calcaree a forma cilindrica o allungata, il cui aspetto rimanda a formazioni di ghiaccio e raggelate. La loro presenza è davvero suggestiva e merita sicuramente maggior osservazione, per l’eccezionalità con cui non si è soliti rinvenirle.
La Gravina di Monsignore prende il suo nome da un Monsignore, che in quelle località realizzò un ambiente consono alla preghiera e al ritrovo dei sacerdoti: il vescovo Francesco Maria Sforza. 

Nei vari luoghi in cui ancora ci si imbatte, si ravvisa ancora l’atmosfera di ritrovo e ricerca di pace che aleggia in questo posto ricco di fascino e natura piena. 
Ma, provvisti anche di entusiasmo e spirito avventuriero, saprete affrontare il percorso che vi si prospetta e raggiungere tutte le vostre mete a partire da Grotta Monsignore!

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Vieste: città d’arte, d’amore e di libri

Vieste è la suggestiva località, perla del Gargano, raggiungibile nel cuore della provincia di Foggia. Dibattute sono le origini del nome: secondo una prima teoria “Vieste” deriverebbe dalla dea Vesta, ricollegandosi all’edificaziome di un tempio a lei dedicato. Invece, secondo l’altra teoria altrettanto accreditata deriverebbe dall’etrusco Hapenesta, da cui “Hesta”: presso il fuoco.

Vieste è ricca di storia, fascino e natura. A partire dal Castello Svevo, che predomina nel Centro Storico, che si erge su una rupe a strapiombo. La sua edificazione si deve al contempo Roberto Drengot, ma tradizione vuole che vi abbia soggiornato anche l’imperatore Federico II in ben 2 occasioni. Da campana, nonché studentessa presso l’Università di Napoli Federico II, il collegamento è stato inevitabile. È evidente la funzionalità difensiva del castello, posto proprio in un punto sopraelevato della città, ma anche dall’esterno le sue mura e il suo aspetto architettonico medioevale, rimandano ad un viaggio nel tempo. L’edificio fu danneggiato in occasione della dichiarazione di guerra all’Austria, nel lontano 1915. Si pensi che fu preso d’assalto a colpi di cannone, ma oggi è stato oggetto di restauro e monitoraggio costante da parte della Soprintendenza della Regione Puglia.

I tulipani rossi al suo ingresso lasciano poi senza parole. Ma basta andare anche un po’ più giù per accorgersi dello scenario da sogno. Le scale che si diramano giù dal sentiero vi indicano la via.

Di fronte a voi, s’estenderà la distesa di mare che affaccia direttamente sulle affascinanti spiagge di Vieste, chiare e ben pulite tenute. Proprio da lì, conservo in gallery quest foto da uno dei punti più attrattive della città.

Il nostro percorso si è diramato poi nel centro storico, tra le stradine e le visuali mozzafiato. Il centro storico di Vieste è comunemente conosciuto come “Vieste Vecchia”. Si contraddistingue per la cattedrale e il castello, ma chi ha fatto viaggi in Marocco o in Medio Oriente può rinvenire, nello stile e nei colori, una certa affinità con l’affascinante città pugliese. Merito anche dell’influenza normanna o delle incursioni bizantine, ripetutesi nel corso del tempo. Oggi Vieste Vecchia è un polo turistico assolutamente attrattivo, in cui accorrono persone da ogni parte d’Italia e del mondo. E Vieste sa accogliere bene, tra negozi tipici e ristorantini dispiegati tra le stradine del centro, senza contare i locali vista mare, che uniscono al buon cibo e vino genuino, panorami a misura di scatti fotografici. Se siete appassionati di social e foto, Vieste per voi è l’ideale!

Cosa provare a Vieste?

Avete mai provato le Cozze alla Viestana? Imperdibili! Esse vengono cotte nel sugo ed hanno un ripieno a base di uovo, pane bagnato in acqua o nel latte, formaggio grattugiato e prezzemolo. Cucina di mare genuina servita con un pizzico di passione e creatività.

A Vieste abbiamo alloggiato presso L’Altare Bianco B&B. La location è colorata, all’insegna del benessere e del gusto estetico. Perché i disegni e le opere artistiche di Marco, il proprietario, contraddistinguono in pieno L’Altare Bianco e regalano agli ospiti un viaggio nell’arte e nella creatività. I titolari sono stati estremamente gentili e cortesi, predisposti ad ogni nostra esigenza. Oltre ad un ambiente pulito e curato nei dettagli, abbiamo trovato comfort e colazioni abbondanti, servite con eleganza e raffinatezza.

Struttura consigliatissima per il vostro soggiorno!

Ma Vieste ha in sé anche un aspetto romantico, a misura di coppie e innamorati. Perché a corso Fazzini si estende la Scalinata dell’amore, realizzata in occasione della prima edizione del Vieste in Love. I suoi gradini bianchi a scritte rosse sono poesia a cielo aperto. Gradino per gradino, sono incise proprio le parole della nota canzone di Max Gazzè “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, presentata al Festival di Sanremo nel 2018. Secondo la leggenda Pizzomunno era un pescatore innamoratissimo della sua Cristalda, a tal punto da resistere alla tentazione ammaliante delle sirene, che cercavano ogni giorno di sedurre i pescatori del posto. Le sirene, non accettando il rifiuto dell’innamorato, si vendicano abbattendosi su Cristalda: la rapiscono e la portano via con loro in mare. Così Pizzomunno si lascia andare alla disperazione e si trasforma in un monolite bianco, sotto lo sguardo di tutti.

Vieste: città della storia, dell’arte e dell’amore. E da quest’anno anche del Libro, in quanto con Polignano a Mare, sarà l’imperdibile tappa de “Il Libro Possibile- Festival”!

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L’arte a cielo aperto nel centro di Vieste: la Scalinata della Pace

Amore. Pace. Speranza. Tre concetti da rendere sempre più concreti ed espressi con le variabili sfaccettature dei colori dell’arcobaleno.

Gli stessi colori che compongono la Scala della Pace, nel centro di Vieste. La Scala è stata realizzata avvalendosi di tappi di plastica colorata, per promuovere la Cultura della bellezza e della salvaguardia delle nostre risorse, a partire dalle città in cui abitiamo.

Sono stati giovani studenti i primi fautori della celebre iniziativa, che valorizza l’arte a cielo aperto. Così il Comune di Vieste si è attivato, nella realizzazione della scalinata, in sinergia con l’Istituto Comprensivo “Rodari-Alighieri-Spalatro” e l’architetto Paola Minervino, coadiuvata dalle docenti Maria Grazia Cortellino e Patrizia Ida Grassi.

L’iniziativa rientra nel progetto ‘Promozione della StreetArt – La Cultura si fa Strada’, in ambito regionale, dopo due altre significative scalinate della suggestiva località foggiana: la Scalinata dell’amore e la Scalinata della Legalità.

La scalinata della Pace è ubicata proprio nel quartiere del Carmine, a pochi metri di distanza dalla Scalinata dedicata agli innamorati, precisamente tra viale Manzoni e via Leopardi.

Tanti i turisti e i curiosi che si fermano ad apprezzarla e negli scatti ad immortalarla. Perché l’attenzione cattura e il proprio passaggio colora: impossibile non sostare ad ammirarla.

È qui che oggi voglio celebrare un’altra, importantissima, tematica: l’amore universale.

Perché il 17 maggio ricorre la Giornata Mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La Giornata è promossa dal 2004 dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia, con riconoscimento ufficiale da parte dell’Unione europea e dalle Nazioni Unite. Perché ancora oggi, troppe sono le distanze, le categorizzazioni, le differenziazioni, in un mondo unico ed univoco: l’amore.

Perché l’amore ha molteplici sfaccettature, molteplici sfumature, ma un unico indistinguibile colore: l’universalità.

Perché l’amore conosce un unico ed indistinguibile linguaggio, senza barriere, etichette o limitazioni: il linguaggio della Libertà.

E ad esso dobbiamo appellarsi per un mondo in cui davvero la Pace prevalga con la Speranza, l’Amore con le Emozioni e il futuro dei mille colori arcobaleno si riveli.

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Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana

“È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui”

Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana: “È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui.”

La cittadinanza italiana: un sogno che diventa realtà! Sì, perché per Giuseppe Ghimouz diventare cittadino italiano era l’obiettivo agognato, l’aspirazione cercata. 

Il solo completamento a quella che, di fatto, già era la sua vita qui.

“Era un sogno venire qui in Italia, così comunicai a mia madre che quando avrei compiuto 18 anni avrei voluto un solo regalo: un biglietto con destinazione Italia” ci racconta Giuseppe, che dall’Algeria partì alla volta del bel Paese lasciandosi indietro anche il nome algerino Fatah.

Cosa lo spinse a farlo? L’amore, l’attrattiva per la nostra cultura.

“Così sono arrivato a Milano e rimasi colpito dalla bellezza del Duomo. Decisi di stabilirmi qui” rivela Giuseppe. Fascino del posto, amici ed anche un nuovo lavoro: le opportunità che gli si prospettavano sono state variegate, così negli anni ’80 si trasferì a Nola dove lavorava in un parco giochi.

A Nola Giuseppe ha trovato il completamento finale al suo nuovo inizio, per ricominciare davvero ma non più da solo: incontrò Fabiola, l’amore vero con cui condivide tuttora la vita.

“Nel parco giochi in cui lavoravo, c’erano dei piccoli negozi e lì i suoi fratelli. Così, dopo un paio di anni ci siamo conosciuti” ricorda Giuseppe.

Egli non ha dubbi: “Sono felice di aver conosciuto tante persone brave e disponibili qui in Italia. A Nola ho trovato l’amore della mia vita, insieme a tante persone che mi vogliono bene. Ormai Nola è la mia città”.

E, nelle scorse settimane, l’ufficialità a ciò che in realtà era da tempo: Giuseppe ha ricevuto la cittadinanza italiana e non può fare a meno di riportarlo con emozione.

Infatti, dichiara: “È stata una gioia immensa, una bellissima soddisfazione per me e per mia moglie. Entrambi abbiamo pianto quando siamo andati alla prefettura di Napoli, è stata un’emozione bellissima che non si può descrivere a parole. Un momento magico!

Oggi sono contento di essere un cittadino italiano e ribadisco che ormai la mia vita è qua in Italia!”

A Giuseppe e Fabiola auguriamo che il meglio possa ancora venire, perché sicuramente così sarà.

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“Ridateci la Libertà”, racconti in occasione del 25 aprile

“Tommasino cos’è per te il Fascismo?”


“Il Fascismo… Il Fascismo è la prepotenza di toglierci tutto, tutto: dai nostri beni, ricchezze, dai nostri campi alle nostre personalità. Il Fascismo è volere a tutti i costi un bambino di 8 anni in riga. Con quella divisa a scuola e quelle scarpe, quel bambino di 8 anni doveva stare in fila con i compagni. Quelle scarpe gli facevano male da morire, sicché gli andavano pure strette. Ma alla maestra non importava. In fila doveva stare e camminare. Invece le scarpe facevano male, sempre più male. Capitò che un pezzo di ferro gli entrò.”


“Ed il bambino non lo fece presente alla maestra?”


“Ma certo. Ma lei non se ne curò.’Cammina e resisti. Cammina e sopporta!’Parole e tono duri ad un bambino di soli 8 anni, che per orgoglio tutte le lacrime trattenne dal dolore.Il Fascismo è terre da coltivare possedere, il grano con tanto sudore e fatica ricavare, ma ed esserne spogliati. Il Fascismo è il soldato, che non importa se parlasse tedesco o italiano dal tono gerarca, che batte alla porta. Bussa, batte, insistentemente urla. ‘Racimolate tutto il vostro grano, adesso! Subito, all’istante! Consegnatecelo, lo porteremo all’arsenale con quello degli altri! Racimolatelo! Subito, all’istante!’
E che importava, Tina, se in quella casa a ricevere gli ordini vi fossero un padre e una madre che con tanto sudore e fatica quel grano dai propri campi avevano raccolto, racimolato?! E che importava se, in quella casa, alla minaccia del soldato prima con le urla e poi col fucile, fosse presente anche un bambino di 8 anni. Che niente avrebbe dovuto intuire, ma tutto capì. Da quel grano, raccolto con tanto sudore e fatica, ad ognuno ogni giorno doveva essere consegnata la propria razione. Piccola, che vuoi che sia?! Ovviamente. Minuscola, non ci avrebbe sfamato nemmeno un cucciolo. 

E impossibile, fuori ogni logica, quella razione sforare! Ogni giorno, in fila si andava e la propria razione si aveva. Basta. 
I kili che io e la mia famiglia perdemmo? Le condizioni in cui i corpi miei e della mia famiglia divennero. Indescrivibili, inimmaginabili.

Ecco Tina, questo e molto altro è stato il Fascismo.”