Categorie
Experiences Travel

Lao Rafting: alla scoperta del Fiume Lao e del Pollino tra sport e divertimento

Una delle discipline più amate e praticate in prossimità di fiumi e corsi d’acqua, immersi in riserve naturali suggestive e sorprendenti, è proprio il Rafting.

Lo stesso termine ‘Rafting’ deriva da raft, lo speciale gommone che si utilizza per questo sport, con cui si può attraversare il corso del fiume, maneggiando le pagaie fornite dall’associazione o organizzazione di riferimento. Le manovre da effettuare, remando indietro o in avanti, spostandosi con il carico a destra o sinistra, sono davvero semplici da memorizzare. E soprattutto l’esperienza è tra le più divertenti che vi siano.


Vale la pena attraversare il Fiume Lao tra pagaie e gommone per non perdersi neanche una gola o una specie pregiata di rocce e vegetazione del Parco Nazionale del Pollino, tra natura e cascate che lasceranno tutti con il fiato sospeso.

Il Parco Nazionale del Pollino si estende su 192.565,00 ettari di terreno ed è posto a cavallo tra due regioni, la Basilicata, detta anche Lucania, e la Calabria (fonte: https://www.parcopollino.it/). Pensate che è l’area protetta più estesa d’Italia!

“La cosa stupenda del Pollino è che ha un territorio talmente vasto e con paesaggi talmente particolari che
ogni escursione diventa un qualcosa di unico e irripetibile, anche percorrendo lo stesso sentiero! Si passa da oltre 2000 metri di quota al mare in meno di un’ora, puoi osservare dalle cime le onde del mare; voltarti e seguire il galoppo di cavalli selvaggi, sentire il richiamo del cervo, osservare il volo dei rapaci, i guizzi di
una trota nel torrente, incontrare la lontra, i caprioli, essere sovrastato da montagne senza tempo, ammirare siti archeologici e grotte che hanno custodito e protetto la vita preistorica o semplicemente lasciarti rapire dal gusto dei prodotti tipici locali, capaci di raccontare culture e abitudini lontane!”
rivelano i soci Lao Rafting.

Il fiume Lao scorre lungo il versante tirrenico della Calabria. Prende la sua denominazione dalla città della Magna Grecia Laos. Anticamente era proprio questo il suo nome, tracciando il confine tra lucani e bruzi (insediati nel territorio calabro). Casco protettivo, muta, impermeabile e pagaie sono solo alcuni dispositivi che la Laorafting si occupa di procurarvi.

“Il progetto Lao Rafting nasce nel 2001 dall’idea degli attuali soci che avevano maturato esperienze in
ambito sportivo ed amatoriale dal 1996″
raccontano gli attivisti dell’associazione, proseguendo: “Il progetto d’innovazione è stato quello di volersi specializzare e
proporre un’offerta turistica più strutturata e professionale combinando le varie attività proposte, in modo
da poter permettere una scoperta piena del nostro territorio e promuoverlo nella sua complessità. Oltre al
rafting ci occupiamo di canyoning escursioni in MTB, orienteering, ciaspolate, trekking e hiking e servizi di ristorazione e pernottamenti (gestiamo un rifugio a mille metri).”

Sul percorso condiviso insieme, gli stessi attivisti approfondiscono:

“Il Canyon Rafting è l’escursione che attraversa le gole del fiume Lao e con la quale riusciamo ad ammirare uno tra i Canyon più lunghi e belli d’Europa dove poter svolgere le escursioni rafting. Le sue rocce e la sua
bellezza è un qualcosa di unico, il suo valore ha contribuito a dare una ampia visibilità all’intero territorio del Parco. Grazie anche alla bellezza del nostro canyon, l’intero territorio del Parco Nazionale del Pollino ha
ricevuto il riconoscimento dell’Unesco e lo ha portato ad essere inserito nel circuito dei Geo Siti. In pratica, il percorso non è altro che una frattura della crosta terrestre creatasi all’innalzamento della catena appenninica, gli eventi sismici hanno creato un’enorme faglia che ha portato allo svuotamento dell’antico Lago che occupava la valle del Lao. Il vecchio fondale del Lago adesso è occupato da centri storici di rilievo che hanno saputo reinventarsi e costruire un’offerta turistica varia e capace di offrire attività in tutte le stagioni.

Esperienza assolutamente consigliata, non ci sono dubbi!

Per maggiori informazioni e contatti, non esitate a collegarvi al seguente indirizzo: https://www.laorafting.com/; ne varra sicuramente la pena.

Articolo a cura di Tina Raucci

Categorie
Travel

Vieste: città d’arte, d’amore e di libri

Vieste è la suggestiva località, perla del Gargano, raggiungibile nel cuore della provincia di Foggia. Dibattute sono le origini del nome: secondo una prima teoria “Vieste” deriverebbe dalla dea Vesta, ricollegandosi all’edificaziome di un tempio a lei dedicato. Invece, secondo l’altra teoria altrettanto accreditata deriverebbe dall’etrusco Hapenesta, da cui “Hesta”: presso il fuoco.

Vieste è ricca di storia, fascino e natura. A partire dal Castello Svevo, che predomina nel Centro Storico, che si erge su una rupe a strapiombo. La sua edificazione si deve al contempo Roberto Drengot, ma tradizione vuole che vi abbia soggiornato anche l’imperatore Federico II in ben 2 occasioni. Da campana, nonché studentessa presso l’Università di Napoli Federico II, il collegamento è stato inevitabile. È evidente la funzionalità difensiva del castello, posto proprio in un punto sopraelevato della città, ma anche dall’esterno le sue mura e il suo aspetto architettonico medioevale, rimandano ad un viaggio nel tempo. L’edificio fu danneggiato in occasione della dichiarazione di guerra all’Austria, nel lontano 1915. Si pensi che fu preso d’assalto a colpi di cannone, ma oggi è stato oggetto di restauro e monitoraggio costante da parte della Soprintendenza della Regione Puglia.

I tulipani rossi al suo ingresso lasciano poi senza parole. Ma basta andare anche un po’ più giù per accorgersi dello scenario da sogno. Le scale che si diramano giù dal sentiero vi indicano la via.

Di fronte a voi, s’estenderà la distesa di mare che affaccia direttamente sulle affascinanti spiagge di Vieste, chiare e ben pulite tenute. Proprio da lì, conservo in gallery quest foto da uno dei punti più attrattive della città.

Il nostro percorso si è diramato poi nel centro storico, tra le stradine e le visuali mozzafiato. Il centro storico di Vieste è comunemente conosciuto come “Vieste Vecchia”. Si contraddistingue per la cattedrale e il castello, ma chi ha fatto viaggi in Marocco o in Medio Oriente può rinvenire, nello stile e nei colori, una certa affinità con l’affascinante città pugliese. Merito anche dell’influenza normanna o delle incursioni bizantine, ripetutesi nel corso del tempo. Oggi Vieste Vecchia è un polo turistico assolutamente attrattivo, in cui accorrono persone da ogni parte d’Italia e del mondo. E Vieste sa accogliere bene, tra negozi tipici e ristorantini dispiegati tra le stradine del centro, senza contare i locali vista mare, che uniscono al buon cibo e vino genuino, panorami a misura di scatti fotografici. Se siete appassionati di social e foto, Vieste per voi è l’ideale!

Cosa provare a Vieste?

Avete mai provato le Cozze alla Viestana? Imperdibili! Esse vengono cotte nel sugo ed hanno un ripieno a base di uovo, pane bagnato in acqua o nel latte, formaggio grattugiato e prezzemolo. Cucina di mare genuina servita con un pizzico di passione e creatività.

A Vieste abbiamo alloggiato presso L’Altare Bianco B&B. La location è colorata, all’insegna del benessere e del gusto estetico. Perché i disegni e le opere artistiche di Marco, il proprietario, contraddistinguono in pieno L’Altare Bianco e regalano agli ospiti un viaggio nell’arte e nella creatività. I titolari sono stati estremamente gentili e cortesi, predisposti ad ogni nostra esigenza. Oltre ad un ambiente pulito e curato nei dettagli, abbiamo trovato comfort e colazioni abbondanti, servite con eleganza e raffinatezza.

Struttura consigliatissima per il vostro soggiorno!

Ma Vieste ha in sé anche un aspetto romantico, a misura di coppie e innamorati. Perché a corso Fazzini si estende la Scalinata dell’amore, realizzata in occasione della prima edizione del Vieste in Love. I suoi gradini bianchi a scritte rosse sono poesia a cielo aperto. Gradino per gradino, sono incise proprio le parole della nota canzone di Max Gazzè “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, presentata al Festival di Sanremo nel 2018. Secondo la leggenda Pizzomunno era un pescatore innamoratissimo della sua Cristalda, a tal punto da resistere alla tentazione ammaliante delle sirene, che cercavano ogni giorno di sedurre i pescatori del posto. Le sirene, non accettando il rifiuto dell’innamorato, si vendicano abbattendosi su Cristalda: la rapiscono e la portano via con loro in mare. Così Pizzomunno si lascia andare alla disperazione e si trasforma in un monolite bianco, sotto lo sguardo di tutti.

Vieste: città della storia, dell’arte e dell’amore. E da quest’anno anche del Libro, in quanto con Polignano a Mare, sarà l’imperdibile tappa de “Il Libro Possibile- Festival”!

Categorie
Experiences Travel

Portalga: cala di poeti e lettori, viaggiatori e sognatori

Portalga è un sogno ad occhi aperti, l’angolo di mondo perfetto per lettori, viaggiatori, sognatori appassionati.

È arroccata a Polignano la libreria sul mare più famosa d’Italia, merito dei pescatori che curano la caletta ma hanno pensato in grande. Non una barca, ma molto di più. Valore incommensurabile per una passione talvolta tascabile. Perché il gozzo di Portalga rappresenta il bookcrossing più celebre d’Italia.

“Fermatevi, gettate qui l’ancora. Leggete, amate, respirate”

Fermatevi al gozzo di Carlino, radicato in 50 anni di storia ma restaurato e riutilizzato, in memoria e onore del signor Carlino a cui è dedicato. Tanta è la cura dei pescatori quanto la maestria nella sua restaurazione.

Portalga non è per solitari né per gli ignari. Perché la passione per la lettura si condivide: “Prendi un libro, lascia un libro” è inciso sul policromatico gozzo. Così turisti e frequentatori assidui qui si recano, un libro vi lasciano ed in cambio un altro ne prendono.

L’iniziativa è di assoluto successo! Merito in primis di Leo Lattarulo, che ha riadattato a libreria il peschereccio e ha dato vita a molteplici scambi di testina e di parole da parte dei più curiosi e appassionati. Lo stesso bookcrossing è già diffusissimo in Germania, dove sono poste delle librerie in legno, in cui è possibile lasciare e contestualmente prelevare il libro di testo selezionato. Ma Portalga ha molteplici peculiarità.

La contraddistingue la forma tipica del gozzo-libreria: la barchetta verde e rossa, in legno lavorato, dei mattinieri pescatori polignanesi. Ai ripiani del gozzo, si aggiungono cassette in cui i libri è possibile riporre i libri. Perché le mensole non bastavano: segno tangibile del successo dell’iniziativa.

Lo scenario in cui s’immerge la libreria è il più suggestivo, tra gli scogli avventurosi di Cala Portalga e il suo mare cristallino, in cui il verde è misto all’azzurro delle onde, al di là del tempo, dei giorni o delle stagioni; a prescindere dal soffio o dal silenzio del Maestrale.

Tra i fantastici posti che offre la suggestiva città di Polignano a Mare, non ho dubbi. Cala Portalga è sicuramente uno dei miei posti preferiti, in cui mi auguro di tornare al più presto, allentate le restrizioni.

Perché Portalga ti trascina con sé, nel viaggio dell’immaginario tra realtà e fantasia, desiderio e necessità, passione ed immaginazione.

Perché ogni libro che prendi è un nuovo viaggio che intraprendi. Ed a Portalga, nel tempo e nello spazio, nuovi compagni d’avventura avrai!

Categorie
Experiences Travel

Auguri, Urbe! Caput Mundi Semper

21 aprile: il Natale di Roma

Leggenda vuole che il 21 aprile del 753 a.C. Romolo avesse fondato l’Urbe, diventandone il primo Re!

753 a.C. – 2021: oggi la città di Roma celebra il suo 2774esimo Natale, dalla lontana fondazione alla vita odierna che le appartiene.

Torneremo a viaggiare, a scoprire e visitare;
per il momento possiamo solo ricordare e gallery di foto sfogliare.

Che sia stato per lavoro o per turistico toccasana,
tante le volte in cui nella Capitale son andata.


Perché di Roma non ci si stanca mai,
incanta tante volte, sempre come fosse la prima;
nella sua storia t’accoglie tante volte,
sempre come fosse l’unica;
della sua bellezza ti fa sentir parte tante volte,
sempre come fossi la sola.

Amarcord Roma

Grazie, Roma!

Categorie
Experiences Racconti Travel

Il linguaggio del mar

Racconti ✍

Era un uomo di poche parole, lui.Nel porticciolo campano tutti lo conoscevano ma pochi gli parlavano, nessuno gli si avvicinava. Presso gli scogli pugliesi alle sue opere ho pensato.

Perché di poche parole quel signore era, eppure lo si conosceva. In Campania se ne stava sempre a guardare il mare. 

Di certo non a ciò si limitava, perché da uno zaino la macchina fotografica tirava e l’azzurra distesa fotografava. Il moto delle onde fissava in uno scatto, l’andirivieni dallo scoglio alla riva, dalla costa alla marea, dal corso all’orizzonte, catturava in un istante. 
E, andando a sera, bastava il suo nome digitare per i suoi scatti ammirare. 
Ogni mattina al mare se ne andava, come se quello fosse il buongiorno che gli toccava.

Lì l’obiettivo poneva perché, anzi, quello era il buongiorno che si sceglieva. 
Non so bene cosa nel moto delle onde decifrasse, ma la verità è che ognuno il codice del mare traduce a seconda dello stato d’animo che lì vi conduce. Sì, parla un linguaggio tutto suo il mare.
Uno è il linguaggio del mare, ma molteplici, soggettivi e intimi, sono le letture. 

E così accade che vi leggi la nostalgia come l’adrenalina, l’energia come la quiete, la calma piatta come il più irrequieto cambiamento, l’amore come l’affetto migliore. 

Uno è il linguaggio del mare, ma diverse, soggettive e intime, sono le letture che io e il signore degli scatti gli avremmo dato.
Non posso sapere cosa lui nelle onde del mar abbia letto, so solo le parole e le sensazioni, diverse, mutevoli e contraddistinte, che ogni volta vi do io. 

Portalga 2021, Polignano a Mare 🌊

Categorie
Experiences Film Travel

“Le indagini di Lolita Lobosco”: a Monopoli sulle location del film

Standing ovation di pubblico per la serie TV in onda su Rai1 “Le indagini di Lolita Lobosco”, dalla penna di successo di Gabriella Genisi. Gli episodi sono da poco terminati e già i fan richiedono, attendono, la seconda stagione: di certo non resteranno delusi perché, da quanto si apprende dalla recente fuga di notizie, si farà. Protagonista della serie TV l’attrice napoletana Luisa Ranieri che, per prepararsi al meglio a vestire i panni della determinata vicequestore, ha preso lezioni di dialetto barese, concentrandosi anche su cadenza e modi di dire. Il personaggio di Lolita Lobosco ha conquistato tutti, ma proprio tutti: vicequestore fiera delle sue origini del Sud, dedita al lavoro a 360 gradi, ma non per questo si trascura o tralascia la sua femminilità. È una donna libera, concreta quanto spontanea, che sa farsi strada tra indagini inedite del suo lavoro ed un contesto di cliché. Dal lavoro alla vita privata non si discosta mai da sé stessa, in tutta la sua autentica personalità.

Una produzione Bibi Film Tv e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, di cui Luca Miniero firma la regia, ispirandosi ai romanzi della Genisi editi da Sonzogno e Marsilio Editori. Il cuore delle riprese è chiaramente in Puglia: Bari, Polignano, Fasano e Monopoli sono state le cornici affascinanti delle avventure, peripezie e indagini del vicequestore Lobosco. Proprio da Monopoli dal fotografo Antonio Livrieri, appassionato monopolitano e founder del gruppo Facebook “Monopoli è unica”, ha colto alcuni momenti durante le riprese.

Lo storico ingresso di Palazzo Palmieri è stato reso, invece, quello della Questura in cui il personaggio della Ranieri presta servizio. E dire che la stessa Luisa Ranieri vi girò nel 2017 alcune scene de “La vita promessa”. Il Palazzo Palmieri, che sorge proprio nel centro storico monopolitano, è appartenuto per anni ad un’importante famiglia nobiliare giunta in Puglia nel 500 dalla Francia.

Proprio domenica, nel corso del tour in compagnia di Antonio Livrieri, era posto di fronte al Palazzo il caratteristico furgoncino giallo della frutta che nelle scene del film a cui la celebre Lolita ha strappato un passaggio, lungo il trafitto.

E che dire del Porticciolo di Monopoli, presente in tantissime inquadrature, che passa dalla quotidianità dei pescatori a celebre set cinematografico. Ne vengono così valorizzati in prima serata i colori, la tipicità, l’accoglienza che emana tra barche e onde del mar.

Invece, chi ha seguito l’ultima puntata della fiction riconosce questa scogliera a vista d’occhio, perché vi hanno gettato un uomo proprio da quell’altezza.

Anche stavolta la scogliera è stata immortalata da Antonio Livrieri; ancora una volta è il mare co-protagonista, con le sue onde funeste poi la calma marea, ed ancora mosso, scosso, dal vento del Maestrale.

Ma la fiction riprende sapientemente anche quei luoghi da cui la stessa città di Monopoli trae la sua origine: il porto e il molo della città. Quei luoghi in cui approdarono non i Normanni, insediandovi in queste suggestive località tanto da renderle roccaforti a discapito dell’avvento dei pirati. E poi nel XVI^ secolo il Re Carlo V ad ordinare la costruzione della cinta muraria, nei punti a suo tempo conosciuti con la denominazione spagnola de El Puerto dela Batteria.

Oggi il porto commerciale di Monopoli è protetto dal Molo Margherita e la diga di Tramontana: la città conosce bene il viavai di navi, turisti e viandanti vi vengono, giungono e sfrecciano. Col suo Faro Rosso elegante, enorme ed esagonale. Ben 15 metri di altezza che in prima serata su Rai1 tutta Italia ha veduto, ammirato.

Colori chiari, bianchi, accoglienti e sgargianti presentano allo spettatore Cala Porta Vecchia, che affaccia sull’acqua cristallina, da cui Lolita sul carretto della frutta saliva. La fortezza muraria del Cinquecento protegge la città e abbraccia tanto chi v’arriva quanto chi vi vive.

E Lolita corre, col cuore, con l’animo. Sul lungomare di Monopoli corre, lo percorre, unendo a perdifiato tra scene, effetti e regia Bari e Monopoli. Corre e si lascia alle spalle Portavecchia, corre e il cinquecentesco Castello Carlo V sfiora, scruta e poi supera.

E nella sua corsa noi la bella Monopoli, l’attrattiva Puglia, ammiriamo con lei tra sogno e realtà. In attesa di tornare a viaggiare, quei posti dal vivo ammirare.

Ed in attesa della seconda stagione delle indagini del vicequestore Lolita Lobosco, entrata a pieno titolo nelle case e nel cuore delle famiglie italiane.

“Ci sono certe mattine che corri, e i pensieri corrono appresso a te. Non vorresti pensare a niente e ti ritrovi a pensare a tutto. E poi se inizi a fare i bilancio. Allora sì che sei fregata. A quel punto c’è solo un modo per salvarti: devi accelerare. Correre. Devi correre per sentire solo il cuore che batte forte. Solo il cuore, nient’altro”

(L.L.)

Articolo di Tina Raucci

Foto a cura di Antonio Livrieri

Categorie
Experiences Travel

Gallipoli in Tour by bike!

Alla scoperta di Gallipoli: città di bellezza, artistica e naturale, movida, dinamicità, gioventù e novità. Vale la pena vivere l’eccezionale località leccese in total ecology: durante il mio soggiorno ho avuto a disposizione la Giulia, come l’abbiam denominata, la bici che mi ha accompagnata nel mio tour in giro per la città!

Per godere al meglio di tutta la viabilità gallipolina anche voi potrete noleggiare, in totale comodità, le vostre bici usufruendo dei servizi di Salento on the road! Sul loro sito potrete scoprire tutte gli omaggi, le irrinunciabili offerte e il resto dei comfort a vostra disposizione: https://www.salentoontheroad.eu/

Sì, perché Salento on the road mette a vostra disposizione anche: servizio navetta, operativo 365 giorni all’anno 24h su 24; servizio di transfert per e dagli aeroporti di Brindisi e Bari collegati con la terra salentina; servizio taxi e convenzioni con ristoranti, discoteche e numerose attività. Ricordate che sul sito troverete qualsiasi informazione e recapito!

Con la Giulia ho potuto percorrere il centro gallipolino in totale spensieratezza e libertà: a via Roma, partendo dalla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. I lavori della Parrocchia videro la luce nel lontano 1922, per poi essere inaugurata ad oltre un ventennio di distanza nel 1943. La maestosa struttura si caratterizza per la presenza della pietra leccese nella composizione degli ornamenti architettonici. Pensate che questo particolare materiale risale a ben 21 milioni di anni fa. Nelle formazioni rocciose del Salento è consolidata la pietra leccese, che si caratterizza per robustezza, solidità e compostezza di rara qualità. La facciata della Chiesa, invece, si compone di “mariagrazia”, una pietra tufacea particolarmente resistente alle intemperie del tempo.

Percorrere in bici il tratto che va da via Roma alla rotonda antistante il Castello di Gallipoli, sarà davvero un gioco da ragazzi! Lasciate allora che il vento vi tocchi, accarezzi, scompigli i capelli e lasciatevi andare alla Leggerezza targata Salento on the road! Così la Giulia mi ha condotta nella parte moderna della bella località.

Ulteriore tappa con la Giulia di “Salento On The Road”: la Fontana Greca! Dalla stessa denominazione si apprendono le origini greche della Fontana, ma occor tener presente che alcuni storici ed architetti non sono d’accordo. Infatti la fanno risalire ai secoli del Rinascimento. Sulla storica Fontana sono raffigurati miti noti della tradizione classica. Si pensi alla gelosia della Regina Dirce, che si vendicò del tradimento del Re con Antiope abbattendosi su di essa e i gemelli dati alla luce. A loro volta, proprio costoro vendicheranno contro Dirce la scomparsa materna.

Tante, davvero tante, sono le soprese e bellezze che vi riserverà Gallipoli. Allora vale la pena scoprirle tutte, una ad una, a bordo delle bikes e servizi di Salento on the road!

Categorie
Travel

Le Rocce: l’angolo di relax sulla cornice di Sant’Agata

Le Rocce B&b si erge proprio di fronte allo scenario più caratteristico di Sant’Agata de’ Goti. Dinanzi all’affascinante veduta della cinta del borgo beneventano, Le Rocce è un angolo di relax e benessere, meta attrattiva ogni anno di turisti italiani e stranieri.

Struttura altrettanto affascinante, curata nei minimi dettagli, assolutamente poliedrica: si pensi che non è solo un B&b come suggerisce la dicutura, ma anche ristorante e piscina, nonché location gettonata per eventi ed occasioni.

I molteplici servizi offerti rendono Le Rocce luogo ricercato sia d’inverno che d’estate. Lo stile dell’ingresso principale richiama il nome della struttura, ma soprattutto l’aspetto roccioso dell’altezza a cui si trova la struttura. Tanto lo stile quanto la scalinata principale danno il benvenuto in un’accoglienza generele ed immediatamente percepita, confermata poi dal personale e lo staff.

Ma è possibile perdersi ancora di più nella spettacolare veduta di Sant’Agata proprio dall’ampia terrazza della struttura, da cui ogni mattina ci si dà il buongiorno con un’abbondante colazione a vasta scelta. Come non c’è nulla di meglio che sorseggiare una buona bevanda posti proprio frontalmente alla bellezza del borgo. Lo stile della terrazza è lo stile di casa, quello che ci fa sentire così: dai tavoli in vetro alla poltrona a dondolo su cui poggiarsi e riposare.

Puoi concederti una giornata in piscina immersa tra l’acqua limpida e i colli di Sant’Agata o una sosta rilassante alla vista del caratteristico borgo. Sant’Agata è tipica, a sua volta, per il fatto di sorgere sul famoso sperone di tufo locale: la poliedricità de Le Rocce permette questo ed altro!

Via Parco, 82019 SantAgata De Goti, BN: imposta il navigatore!

Categorie
Experiences Travel

Polignano d’Amare: escursione tra grotte e onde di Polimnia

Polignano a Mare è la splendida città di Mr.Volare che merita di essere scoperta, negli angoli e grotte più profonde, abbracciati tra le sue onde e quel vento che sempre l’accompagna. Maestrale permettendo, ovviamente, come ben sanno i polignanesi. Polignano è un’attrattiva turistica, da anni sulla cresta dell’onda, che attira da sempre turisti di ogni parte del mondo.

Così, spinti dal desiderio di scoprire Polignano attraverso le sue acque più cristalline e le sue grotte più profonde, abbiamo effettuato un’escursione con la compagnia Chiara Escursione. Il punto di partenza è stato Cala Ponte Marina, dove sono ormeggiate imbarcazioni dalle dimensioni e tipi più variegati. A bordo del gommoncino tipico da escursioni, ci ha guidati il sig.Gino, esperto uomo di mare che queste stesse acque le vive quotidianamente. Gino ha rinominato il mezzo proprio come sua figlia Chiara; attività avviata da più un decennio. Inoltre, Gino ci ha indicato di raggiungere a nuoto le grotte in cui non era possibile addentrarsi con l’imbarcazione.

Da Cala Ponte Marina ci siamo diretti in direzione Lama Monachile, ammirando dalla nosta imitazione la scogliera alle spalle della celebre statua di Domenico Modugno, la cosiddetta “Pent’m a chiatt”, per dirla alla polignanese. Subito dopo è apparsa alla nostra vista la splendida spiaggetta di Lama Monachile, alquanto rocciosa e affollata di turisti.

Ed ancora dopo, è stata d’obbligo la sosta presso Grotta Palazzese, il cui nome è anche rinomato per il lussuoso ristorante ospitato proprio al suo interno. L’acqua azzurra raggiunge nei suoi pressi medie profondità, ma gli appassionati del mar possono nuotare con gran facilità. Tra quelle polignanesi, essa è la più vasta.

In più nuotare in uno scenario così elegante, come il ristorante al di sopra, ha tutto un suo fascino.

Al seguire della sosta presso Grotta Palazzese, ecco che ci addentriamo in tante altre suggestive cavità, a cominciare da Grotta Ardito, sita nei pressi del Lungomare Cristoforo Colombo.

Ed ancora è imperdibile la cd. Grotta delle Monache. La tradizione, tramandata nel corso del tempo, vuole che in questa grotta fossero solite recarsi le monache del posto, tramite scalini che si eran fatte predisporre ad hoc, in modo da far il bagno alla larga da occhi indiscreti.

La fine della nostra escursione ci ha condotti alla vista di Portalga, celebre per la libreria sul mare che vi è situata. Ma prima due tappe incredibili hanno catturato la nostra attenzione: la Grotta dei Colombi e lo Scoglio dell’Eremita.

La Grotta dei Colombi, com’è facile intuire, deve il suo nome ai volatili che all’interno si annidano. Entrarvi è davvero suggestivo, dal momento che la sua superficie è dotata di quattro fessure circolari da cui penetrano fasci di luce, che a loro volta vi daranno il benvenuto.

Lo Scoglio dell’Eremita, invece, è un isolotto avvolto da miti e leggende tramandati di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori.

Ma questa… è una storia che merita articolo ad hoc!

Allora, venite – o tornate – al più presto a Polignano, amici!

Articolo a cura di Tina Raucci

Categorie
Travel

Casertavecchia in fiore, vividi colori al Borgo

Casertavecchia ritorna ai suoi colori e fiorisce di bellezza, ancora una volta!

È tornata, infatti, l’annuale manifestazione “Casertavecchia in fiore…la ripartenza”, giunta ormai alla quinta edizione. Fiori profumati, piante ben curate e colori sgargianti sono esposte dai vari concorrenti del Borgo, per accogliere turisti e visitatori, dall’Italia ma anche da altre parti del mondo. É l’attenzione ai dettagli a contraddistinguere e caratterizzare i vicoli e le stradine del Borgo suggestivo casertano.

L’evento è promosso dal Club di Caserta del Soroptimist International e patrocinato dal Comune di Caserta. Val la pena salire sulle alture di Casertavecchia e ammirarne non solo la sua veduta, che affaccia direttamente sul Casertano, ma anche i colori e gli adornamenti tra le sue stradine. Le strettoie del Borgo s’intersecano poi in un percorso suggestivo e affascinante, che porta alla sua Piazza centrale: Piazza del Vescovado.

Qui si erge la Cattedrale di San Michele Arcangelo, anche conosciuta come Duomo di Casertavecchia. Il suo storico campanile sovrasta su tutto il paese e si nota già quando a Casertavecchia ci si reca, salendo lungo la sua strada.

La sua costruzione risale al dominio di Federico II di Svevia, mantenendo la caratterizzazione cattolico-vescovile di Casertavecchia. Si pensi che a pochi metri si erge Palazzo dei Vescovi, dove un tempo i vescovi del posto soggiornavano. Ed oggi, nell’ultimo giorno di “Casertavecchia in Fiore” una bandiera dell’Italia vi svolazza, in attesa del nuovo match degli Europei!

Categorie
Travel

Castel del Monte, full tour tra mistero e bellezza

Castel del Monte è uno dei castelli più attrattivi e celebri di tutta la Puglia, nonché legittimamente sito Unesco dal 1996. Fascino e mistero aleggiano attorno alla fortezza, miti e leggende, racconti e progressi.

La costruzione del castello è stata fortemente voluta da Federico II di Svevia, a scopi difensivi e di soggiorno, quando di volta in volta vagava per i territori dell’attuale Puglia, a contatto con la sua gente. E dire che gli stessi nemici di Federico, nel corso del tempo, hanno tentato di attuare una damnatio memoriae e di distruggere il castello, affinché ogni traccia dell’operato di Federico andasse perduto. Secondo una tradizione oralmente tramandata, non confermata, anche i Templari avrebbero alloggiato nello stesso castello. In realtà i rapporti tra l’ordine e l’imperatore non erano ottimali, ma un certo nesso è possibile. Infatti, la contrada ai piedi del castello è dedicata a San Donato, correlato agli stessi templari.

Castel del Monte si erge su un’altura rocciosa, nella località di Andria. Suggestivo è il paesaggio che, infatti, dall’esterno del castello ed intorno alla sua cinta muraria, si ammira. Di questo stesso paesaggio parla anche l’imperatore nei suoi scritti.

Basta salire il percorso lungo l’altura per accedere all’ingresso centrale che, a sua volta, conduce al cortile esterno.

La forma del cortile è ottagonale, con all’esterno la facciata composta dai variegati elementi architettonici. Complessivamente vi sono 16 stanze, geometricamente tutte uguali. È l’armonia l’elemento preponderante che si ripete. Perché il numero 8 torna di volta in volta: 8 sono le sale di ciascun piano, 8 sono le torri che vanno a comporre la pianta ottagonale e le rispettive facciate.

40, multiplo di 8, sono invece gli scalini che collegano un piano all’altro.

Armonia geometrica, armonia di numeri, armonia di simboli. Come la chiave di volta: ogni stanza ne ha una, recante su di sé un simbolo diverso. Come Baphomet, l’uomo barbuto, presente in una sala.

Il castello testimonia a sua volta notevole anticipazione dei tempi: si pensi che gli ambienti preposti a bagni e servizi d’igiene fossero dotati di portasaponette, lavandino in bagno e … persino una potenziale sauna!

Ulteriore dimostrazione dell’ingegno e meticolosità di Federico II.

Si pensi che il castello nel corso del tempo è stato depredato e spodestato dei suoi elementi principali: malfattori e briganti ne presero le piastrelle, mentre elementi in marmo sarebbero stati portati via per essere adoperati nella Reggia di Caserta.

Sono molti i miti e le leggende riguardanti il Castello, ma una cosa è certa: il sito non smette mai di attrarre turisti, visitatori e curiosi, nel suo fascino e nella sua imponenza.

Categorie
Travel

VoglioLaLuna, perché l’abbiamo voluta ancora più bella

VoglioLaLuna è la celebre opera dell’artista Miki Carone collocata a San Vito, in prossimità della celebre Abbazia di Polignano a Mare.

L’opera d’arte è ormai un’attrattiva per turisti da ogni parte del mondo, un monumento per sogni e sognatori, poeti del cielo. Ma soprattutto, VogliolaLuna è poggiata ben a terra perché rappresenta un tributo al mare e agli uomini di mare.

Miki Carone, autore dell’opera, per la sua realizzazione si è avvalso del tipico gozzo blu polignanese, a bordo del quale ogni mattina salgono i pescatori per la giornata in mare iniziare. Dal gozzo rosso e blu, a sua volta, s’innalza una scala che conduce alla luna. La stessa luna che, alta in cielo, ogni giorna forma un connubio con i colori del cielo, dal vivido azzurro all’arancio del tramonto.

E, se negli scorsi giorni, siete accorsi a Polignano, senza poterla ammirare, “niente paura, ci pensa la luna…”. Il Comune di Polignano a Mare, a cui Carone ha donato l’opera, l’aveva semplicemente rimossa in via provvisoria al fine di effettuare i lavori di pitturazione e risistemazione dell’opera.

Perché il tempo, il meteo e la brezza, possono usurarla, nonché svilirne il colore. E un’opera così bella è meritevole di cura ed attenzione costanti e perduranti.

Così adesso, terminati i lavori, l’opera è stata ricollocata a San Vito, ancora più bella e sgargiante di prima, testimone giornaliera di passanti e naviganti.

Categorie
Experiences Travel

Escursioni pugliesi: la suggestiva Grotta di Monsignore

Il sentiero che conduce alla Grotta di Monsignore è costeggiato da una ricca e rigogliosa vegetazione, accompagnato da tipici animali selvatici in cui è frequente imbattersi senza grossi rischi. 

La grotta di Monsignore è situata tra Cozze e Conversano nella più vasta area della Gravina di Monsignore, nei pressi – a sua volta- dell’omonima Masseria. 
Il territorio è noto nel barese per la presenza di grotte e cavità suggestive, considerando anche la vicinanza alla località di Castellana Grotte.

Vari sono gli ingressi della grotta, che si articolano a loro volta in due corridoi stretti e principali, da percorrere con vestiario comodo e provvisti di attrezzatura ad alta luminosità. Perché più ci si inoltra, più occorre illuminazione. Occorre considerare anche la pavimentazione umida e scivolosa, quindi munirsi di scarpe comodo con suole anti-scivolo!

L’ingresso principale della grotta, da cui ho avuto accesso, è arcato e roccioso. Altrettante tipologie di sassi e rocce si possono trovare a terra, proprio all’entrata.Smisurate dimensioni, variegate forme: pan per geologi e appassionati!
La peculiarità della Grotta di Monsignore è la presenza in alto di stalattiti, che pendono dal soffitto ben visibili. Esse sono le colonne calcaree a forma cilindrica o allungata, il cui aspetto rimanda a formazioni di ghiaccio e raggelate. La loro presenza è davvero suggestiva e merita sicuramente maggior osservazione, per l’eccezionalità con cui non si è soliti rinvenirle.
La Gravina di Monsignore prende il suo nome da un Monsignore, che in quelle località realizzò un ambiente consono alla preghiera e al ritrovo dei sacerdoti: il vescovo Francesco Maria Sforza. 

Nei vari luoghi in cui ancora ci si imbatte, si ravvisa ancora l’atmosfera di ritrovo e ricerca di pace che aleggia in questo posto ricco di fascino e natura piena. 
Ma, provvisti anche di entusiasmo e spirito avventuriero, saprete affrontare il percorso che vi si prospetta e raggiungere tutte le vostre mete a partire da Grotta Monsignore!

Categorie
Experiences Travel

L’arte a cielo aperto nel centro di Vieste: la Scalinata della Pace

Amore. Pace. Speranza. Tre concetti da rendere sempre più concreti ed espressi con le variabili sfaccettature dei colori dell’arcobaleno.

Gli stessi colori che compongono la Scala della Pace, nel centro di Vieste. La Scala è stata realizzata avvalendosi di tappi di plastica colorata, per promuovere la Cultura della bellezza e della salvaguardia delle nostre risorse, a partire dalle città in cui abitiamo.

Sono stati giovani studenti i primi fautori della celebre iniziativa, che valorizza l’arte a cielo aperto. Così il Comune di Vieste si è attivato, nella realizzazione della scalinata, in sinergia con l’Istituto Comprensivo “Rodari-Alighieri-Spalatro” e l’architetto Paola Minervino, coadiuvata dalle docenti Maria Grazia Cortellino e Patrizia Ida Grassi.

L’iniziativa rientra nel progetto ‘Promozione della StreetArt – La Cultura si fa Strada’, in ambito regionale, dopo due altre significative scalinate della suggestiva località foggiana: la Scalinata dell’amore e la Scalinata della Legalità.

La scalinata della Pace è ubicata proprio nel quartiere del Carmine, a pochi metri di distanza dalla Scalinata dedicata agli innamorati, precisamente tra viale Manzoni e via Leopardi.

Tanti i turisti e i curiosi che si fermano ad apprezzarla e negli scatti ad immortalarla. Perché l’attenzione cattura e il proprio passaggio colora: impossibile non sostare ad ammirarla.

È qui che oggi voglio celebrare un’altra, importantissima, tematica: l’amore universale.

Perché il 17 maggio ricorre la Giornata Mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La Giornata è promossa dal 2004 dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia, con riconoscimento ufficiale da parte dell’Unione europea e dalle Nazioni Unite. Perché ancora oggi, troppe sono le distanze, le categorizzazioni, le differenziazioni, in un mondo unico ed univoco: l’amore.

Perché l’amore ha molteplici sfaccettature, molteplici sfumature, ma un unico indistinguibile colore: l’universalità.

Perché l’amore conosce un unico ed indistinguibile linguaggio, senza barriere, etichette o limitazioni: il linguaggio della Libertà.

E ad esso dobbiamo appellarsi per un mondo in cui davvero la Pace prevalga con la Speranza, l’Amore con le Emozioni e il futuro dei mille colori arcobaleno si riveli.

Categorie
Interviste Racconti

Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana

“È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui”

Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana: “È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui.”

La cittadinanza italiana: un sogno che diventa realtà! Sì, perché per Giuseppe Ghimouz diventare cittadino italiano era l’obiettivo agognato, l’aspirazione cercata. 

Il solo completamento a quella che, di fatto, già era la sua vita qui.

“Era un sogno venire qui in Italia, così comunicai a mia madre che quando avrei compiuto 18 anni avrei voluto un solo regalo: un biglietto con destinazione Italia” ci racconta Giuseppe, che dall’Algeria partì alla volta del bel Paese lasciandosi indietro anche il nome algerino Fatah.

Cosa lo spinse a farlo? L’amore, l’attrattiva per la nostra cultura.

“Così sono arrivato a Milano e rimasi colpito dalla bellezza del Duomo. Decisi di stabilirmi qui” rivela Giuseppe. Fascino del posto, amici ed anche un nuovo lavoro: le opportunità che gli si prospettavano sono state variegate, così negli anni ’80 si trasferì a Nola dove lavorava in un parco giochi.

A Nola Giuseppe ha trovato il completamento finale al suo nuovo inizio, per ricominciare davvero ma non più da solo: incontrò Fabiola, l’amore vero con cui condivide tuttora la vita.

“Nel parco giochi in cui lavoravo, c’erano dei piccoli negozi e lì i suoi fratelli. Così, dopo un paio di anni ci siamo conosciuti” ricorda Giuseppe.

Egli non ha dubbi: “Sono felice di aver conosciuto tante persone brave e disponibili qui in Italia. A Nola ho trovato l’amore della mia vita, insieme a tante persone che mi vogliono bene. Ormai Nola è la mia città”.

E, nelle scorse settimane, l’ufficialità a ciò che in realtà era da tempo: Giuseppe ha ricevuto la cittadinanza italiana e non può fare a meno di riportarlo con emozione.

Infatti, dichiara: “È stata una gioia immensa, una bellissima soddisfazione per me e per mia moglie. Entrambi abbiamo pianto quando siamo andati alla prefettura di Napoli, è stata un’emozione bellissima che non si può descrivere a parole. Un momento magico!

Oggi sono contento di essere un cittadino italiano e ribadisco che ormai la mia vita è qua in Italia!”

A Giuseppe e Fabiola auguriamo che il meglio possa ancora venire, perché sicuramente così sarà.

Categorie
Racconti

“Ridateci la Libertà”, racconti in occasione del 25 aprile

“Tommasino cos’è per te il Fascismo?”


“Il Fascismo… Il Fascismo è la prepotenza di toglierci tutto, tutto: dai nostri beni, ricchezze, dai nostri campi alle nostre personalità. Il Fascismo è volere a tutti i costi un bambino di 8 anni in riga. Con quella divisa a scuola e quelle scarpe, quel bambino di 8 anni doveva stare in fila con i compagni. Quelle scarpe gli facevano male da morire, sicché gli andavano pure strette. Ma alla maestra non importava. In fila doveva stare e camminare. Invece le scarpe facevano male, sempre più male. Capitò che un pezzo di ferro gli entrò.”


“Ed il bambino non lo fece presente alla maestra?”


“Ma certo. Ma lei non se ne curò.’Cammina e resisti. Cammina e sopporta!’Parole e tono duri ad un bambino di soli 8 anni, che per orgoglio tutte le lacrime trattenne dal dolore.Il Fascismo è terre da coltivare possedere, il grano con tanto sudore e fatica ricavare, ma ed esserne spogliati. Il Fascismo è il soldato, che non importa se parlasse tedesco o italiano dal tono gerarca, che batte alla porta. Bussa, batte, insistentemente urla. ‘Racimolate tutto il vostro grano, adesso! Subito, all’istante! Consegnatecelo, lo porteremo all’arsenale con quello degli altri! Racimolatelo! Subito, all’istante!’
E che importava, Tina, se in quella casa a ricevere gli ordini vi fossero un padre e una madre che con tanto sudore e fatica quel grano dai propri campi avevano raccolto, racimolato?! E che importava se, in quella casa, alla minaccia del soldato prima con le urla e poi col fucile, fosse presente anche un bambino di 8 anni. Che niente avrebbe dovuto intuire, ma tutto capì. Da quel grano, raccolto con tanto sudore e fatica, ad ognuno ogni giorno doveva essere consegnata la propria razione. Piccola, che vuoi che sia?! Ovviamente. Minuscola, non ci avrebbe sfamato nemmeno un cucciolo. 

E impossibile, fuori ogni logica, quella razione sforare! Ogni giorno, in fila si andava e la propria razione si aveva. Basta. 
I kili che io e la mia famiglia perdemmo? Le condizioni in cui i corpi miei e della mia famiglia divennero. Indescrivibili, inimmaginabili.

Ecco Tina, questo e molto altro è stato il Fascismo.”