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Portalga: cala di poeti e lettori, viaggiatori e sognatori

Portalga è un sogno ad occhi aperti, l’angolo di mondo perfetto per lettori, viaggiatori, sognatori appassionati.

È arroccata a Polignano la libreria sul mare più famosa d’Italia, merito dei pescatori che curano la caletta ma hanno pensato in grande. Non una barca, ma molto di più. Valore incommensurabile per una passione talvolta tascabile. Perché il gozzo di Portalga rappresenta il bookcrossing più celebre d’Italia.

“Fermatevi, gettate qui l’ancora. Leggete, amate, respirate”

Fermatevi al gozzo di Carlino, radicato in 50 anni di storia ma restaurato e riutilizzato, in memoria e onore del signor Carlino a cui è dedicato. Tanta è la cura dei pescatori quanto la maestria nella sua restaurazione.

Portalga non è per solitari né per gli ignari. Perché la passione per la lettura si condivide: “Prendi un libro, lascia un libro” è inciso sul policromatico gozzo. Così turisti e frequentatori assidui qui si recano, un libro vi lasciano ed in cambio un altro ne prendono.

L’iniziativa è di assoluto successo! Merito in primis di Leo Lattarulo, che ha riadattato a libreria il peschereccio e ha dato vita a molteplici scambi di testina e di parole da parte dei più curiosi e appassionati. Lo stesso bookcrossing è già diffusissimo in Germania, dove sono poste delle librerie in legno, in cui è possibile lasciare e contestualmente prelevare il libro di testo selezionato. Ma Portalga ha molteplici peculiarità.

La contraddistingue la forma tipica del gozzo-libreria: la barchetta verde e rossa, in legno lavorato, dei mattinieri pescatori polignanesi. Ai ripiani del gozzo, si aggiungono cassette in cui i libri è possibile riporre i libri. Perché le mensole non bastavano: segno tangibile del successo dell’iniziativa.

Lo scenario in cui s’immerge la libreria è il più suggestivo, tra gli scogli avventurosi di Cala Portalga e il suo mare cristallino, in cui il verde è misto all’azzurro delle onde, al di là del tempo, dei giorni o delle stagioni; a prescindere dal soffio o dal silenzio del Maestrale.

Tra i fantastici posti che offre la suggestiva città di Polignano a Mare, non ho dubbi. Cala Portalga è sicuramente uno dei miei posti preferiti, in cui mi auguro di tornare al più presto, allentate le restrizioni.

Perché Portalga ti trascina con sé, nel viaggio dell’immaginario tra realtà e fantasia, desiderio e necessità, passione ed immaginazione.

Perché ogni libro che prendi è un nuovo viaggio che intraprendi. Ed a Portalga, nel tempo e nello spazio, nuovi compagni d’avventura avrai!

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Auguri, Urbe! Caput Mundi Semper

21 aprile: il Natale di Roma

Leggenda vuole che il 21 aprile del 753 a.C. Romolo avesse fondato l’Urbe, diventandone il primo Re!

753 a.C. – 2021: oggi la città di Roma celebra il suo 2774esimo Natale, dalla lontana fondazione alla vita odierna che le appartiene.

Torneremo a viaggiare, a scoprire e visitare;
per il momento possiamo solo ricordare e gallery di foto sfogliare.

Che sia stato per lavoro o per turistico toccasana,
tante le volte in cui nella Capitale son andata.


Perché di Roma non ci si stanca mai,
incanta tante volte, sempre come fosse la prima;
nella sua storia t’accoglie tante volte,
sempre come fosse l’unica;
della sua bellezza ti fa sentir parte tante volte,
sempre come fossi la sola.

Amarcord Roma

Grazie, Roma!

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Experiences Racconti Travel

Il linguaggio del mar

Racconti ✍

Era un uomo di poche parole, lui.Nel porticciolo campano tutti lo conoscevano ma pochi gli parlavano, nessuno gli si avvicinava. Presso gli scogli pugliesi alle sue opere ho pensato.

Perché di poche parole quel signore era, eppure lo si conosceva. In Campania se ne stava sempre a guardare il mare. 

Di certo non a ciò si limitava, perché da uno zaino la macchina fotografica tirava e l’azzurra distesa fotografava. Il moto delle onde fissava in uno scatto, l’andirivieni dallo scoglio alla riva, dalla costa alla marea, dal corso all’orizzonte, catturava in un istante. 
E, andando a sera, bastava il suo nome digitare per i suoi scatti ammirare. 
Ogni mattina al mare se ne andava, come se quello fosse il buongiorno che gli toccava.

Lì l’obiettivo poneva perché, anzi, quello era il buongiorno che si sceglieva. 
Non so bene cosa nel moto delle onde decifrasse, ma la verità è che ognuno il codice del mare traduce a seconda dello stato d’animo che lì vi conduce. Sì, parla un linguaggio tutto suo il mare.
Uno è il linguaggio del mare, ma molteplici, soggettivi e intimi, sono le letture. 

E così accade che vi leggi la nostalgia come l’adrenalina, l’energia come la quiete, la calma piatta come il più irrequieto cambiamento, l’amore come l’affetto migliore. 

Uno è il linguaggio del mare, ma diverse, soggettive e intime, sono le letture che io e il signore degli scatti gli avremmo dato.
Non posso sapere cosa lui nelle onde del mar abbia letto, so solo le parole e le sensazioni, diverse, mutevoli e contraddistinte, che ogni volta vi do io. 

Portalga 2021, Polignano a Mare 🌊

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Covid Experiences

Sono stata positiva: vi racconto di quei giorni di novembre

È la sera del 27 febbraio e molte famiglie sono sedute a tavola intente a cenare, guardando il tg come di consueto. “Virus in Italia dalla Cina”, “Isolato all’Ospedale Sacco la Sars-Cov-2, il minaccioso virus che ha fermato la Cina”: notizie di questo genere tenevano banco nei telegiornali, tra informazioni sommarie e dubbi ancora da chiarire.  Ma in quanti, apprendendo quelle notizie, si sono davvero preoccupati? E soprattutto, chi si aspetta davvero che di lì a qualche settimana sarebbe successo quello che definire “Caos” è dire poco? Io non di certo, lo ammetto. 

Con la tendenza ad affidarmi sempre alle Istituzioni, al sistema sanitario tutto, a sentirmi protetta dalla macchina organizzativa italiana tutta, non capii quanto quelle prime notizie fossero preoccupanti.  Perché in realtà stava accadere qualcosa che le stesse istituzioni, il sistema sanitario tutto, la macchina organizzativa italiana avrebbero potuto completamente arginare. 

Perché il Coronavirus non aveva fatto il suo ingresso in Italia quel 27 febbraio, ma il mese prima. Silente, ma maledettamente stroncante. Così stroncante da accelerare a mille le vite di medici, infermieri, operatori sanitari, militari, carabinieri e poliziotti.

Da rallentare negozi, locali, attività commerciali; immobilizzare interi comparti e settori; frenare le vite comuni e le corse di ciascuno. Così maledetto da silenziare davvero migliaia e migliaia di vite umane.

Marzo-maggio: primo lockdown, tra interviste Facebook, videochiamate con amici, una Pasqua rincasata e dalla mia famiglia calorosamente circondata. 

Fonte: 055firenze.it

Il Coronavirus per me era ancora una parola, il Covid-19 restava il dato del bollettino della Protezione Civile, tra decessi e guariti, tamponi e positivi. E terapie intensive. Poi l’estate, un respiro di sollievo e la speranza che sarebbe tutto passato. Ma così non è stato. E di lì il secondo lockdown, nell’autunno ch’è seguito.

Quel giorno di novembre, lo ricordo.

Il 13 novembre, ero in auto attendendo mio padre al supermercato: non direi che stavo male, ma mi sentivo strana. 

Sì, strana. Al petto avevo un fastidio, intenso, continuo. Soprattutto interno. Una sensazione fastidiosa che ti fa sentire l’interno del petto e tangesse ai lati i polmoni. “Sarà il freddo, l’inverno che viene” pensai.

Poi una telefonata: “Ciao Tina, Raffaele è positivo.” Ed ancora un messaggio di Facebook che scansò ogni dubbio.  Eppure io e lui non eravamo stati vicini senza mascherina. Avevamo condiviso lo stesso ambiente chiuso, quello sì.

Poi nella mia mente il ripercorre ogni gesto, ogni scena, scatto, passaggio. Passaggio: lui mi aveva passato il suo PC, che avevo usato. E le mani. Le avevo igienizzate nell’immediato? No. 

Non ho la certezza di come l’abbia preso, ma la spiegazione più plausibile ripercorrendo scene, scatti, passaggi. Da lì un’altra telefonata, stavolta la faccio partire io: “Salve, il laboratorio? Voglio fare un tampone.”

Poi la corsa, la rincorsa, la chiusura in camera.

Il fastidio al petto era ormai imperterrito, non era dolore ma una fastidiosa compagnia. Che al petto, dal centro ai polmoni, persisteva.

A ciò si era aggiunta la tosse, secca, ovviamente perdurante e persistente.

Poi il verdetto di martedì 17. Una mail aperta di sfuggita mentre facevo colazione di prima mattina: “Esito positivo”. Non avevo letto il mittente, non era più necessario. 

Silenzio di un minuto, poi connessi il tutto. Le dita scorrevano sul cellulare, la rubrica scorrevo e i miei pensieri rincorrevo. 

Avvisai, lo dissi. Condivisi quelle 2 parole con chiunque avessi visto, incontrato.  

Perché il Covid è come un gomitolo di cotone che piomba giù e così tutti i contatti, gli incontri recenti e precedenti, nella mente si srotolano. 

Liberi i pensieri, avvisi tutti. 

Prendere il Covid non può essere una vergogna perché non è una scelta. 

Ma non tutelare chi ci è intorno sì.

La porta della mia camera stavolta era chiusa davvero. Due erano le sole compagnie: televisione, con programmi e palinsesti, e una presenza che entrava ed usciva dalla mia camera. A stare lontana dalla mia porta proprio non ce la faceva: una cagnolina di ben 13 anni che da 13 anni mi ha accompagnata, sorvegliata, tra crescita e cambiamenti guardata. 

I cani non parlano, ma sanno, non traducono parole ma decifrano emozioni. 

E lei sapeva, perché ogni sera ai fianchi del letto riposava e s’addormentava. Ed a nulla valeva spostarla, si sarebbe riposizionata lì, nello stesso punto entro giusto mezz’ora.

Ma ancora, un tesoro fondamentale ha il nome di Famiglia: da un piatto o una tazza della colazione, appoggiati delicatamente alle soglie della porta, passava tutta la premura che dei genitori riservavano ad una figlia.

Il momento di ritrovo a pranzo o cena diventava talvolta una videochiamata tra sarcasmo ed ironia. 

Nella frase più semplice del mondo “Cosa ti occorre?”, passavano i sentimenti più profondi del tempo.

Anche quando la domenica del mio compleanno, il 22 novembre, festeggiai il mio 26esimo compleanno.

Il modo in cui ho festeggiato i 26 è stato davvero l’opposto dei 25. 

Il 22 novembre del 2019 mi trovavo a Lisbona, in giro per locali e strade affollate, con la mia mia migliore amica nata nella stessa mia data.

Invece, il 22 novembre 2020 mi sono trovata nella mia stanza, in compagnia della fedele cagnolina che sempre vi entrava, tra fessure della finestra e il balcone adiacente. 

Allo scattare della mezzanotte musica popolare pugliese ravvivava l’atmosfera, di lì chiamate e videochiamate: la condivisione ai tempi del Covid. 

Una cosa era certa: non l’avrei trascorso ferma a letto. La mattina aprii l’armadio, scelsi un vestito carino indossato in altre feste e ricorrenze, all’occasione di felici assembramenti, mi truccai, passai il ferro ai capelli, proprio come se dovessi uscire.

Dopo giorni e giorni di pioggia, il sole era intenso nel cielo. 

Uscii al balcone ad ammirarlo. Non posso scientificamente saperlo, ma personalmente sento che lì, in quegli attimi, il virus stava lasciando il mio corpo, il mio petto e i miei polmoni. Una sensazione percepita guardando il cielo, davvero. Come un regalo di compleanno che qualcuno da lì mi abbia fatto.

Infatti dopo due giorni risultai al tampone negativa.

Il temporale del giorno prima aveva fatto spazio ad un cielo splendido e azzurro. Vivido e vivo.

La torta di compleanno arrivò in prossimità di mezzogiorno, ma non avrei potuto soffiare su tutta la torta. Il Covid limita anche il semplice soffio delle candeline, la forma di festeggiamento più essenziale del mondo. 

Soffiare su tutta la torta non avrebbe permesso ai miei di poter anche loro provarla, per il mio soffio tirato. 

Posso dire che fu una giornata serena, perché decisi che così sarebbe stata. 

Tra videochiamate, auguri, musica e Stella trascorse. Il soffio delle candeline ci fu, altrettanto il desiderio espresso. Immancabili, irrinunciabili. 

E dalla vetrata della porta con me e Stella c’erano anche loro, i miei genitori e mio fratello, capisaldi di ogni momento, di ogni gesto, di ogni singola emozione. 

Il centro di tutto.

Con Daniela, invece, stavolta i festeggiamenti del compleanno furono condivisi in videochiamata, soffiando sulle candeline in contemporanea, esprimendo nello stesso istante il desiderio. E si aggiunge anche una nuova amica: Giorgia

Il Covid cambia, ribalta, abitudini e prospettive, ogni singolo gesto passa sotto lo scanner del prestare attenzione, ogni precauzione diviene ordinaria abitudine. 

Il Covid rallenta la realtà, abbassa le serranda di tante professioni, copre la bocca con la mascherina e scopre i messaggi dello sguardo; sostituisce la stretta di mano con lo scambio di emotivo, l’evento con la diretta, la lavagna con la DAD, l’emozione per il vedersi al primo appuntamento con la palpitazione per la notifica di un messaggio, quel messaggio. 

La verità è che per quanto tutti parlino di Covid, sarà sempre qualcosa di occulto, imprevedibile, estraneo. E così del tuo corpo non senti la piena padronanza, non ti ci soffermi ma sai che qualcosa di estraneo e incontrollato è in te. 

E speri solo che d’improvviso non t’assalti.

Per me, asmatica, la parte più complicata era di sera, quando l’affanno della tensione si mescolava a quello del virus. 

Ansia ed asma in un tutt’uno. 

La gola di stringeva, il soffio s’appesantiva, lo scandire del respiro più greve rallentava, per poi la tachicardia aumentare. 

Sensazioni intense ma passeggere. 

Ed il termometro sempre a portata di mano, a placar le oscillazioni della temperatura che cambiava dai 36 della mattina ai 38 di sera, per poi riscendere e risalire, tra bassa e alta marea.

Nulla di grave, niente di insormontabile, ma il pieno controllo non hai. 

Così vuoi riacquisirlo, se non puoi riappropriarti del tuo stato fisico almeno rivuoi indietro i tuoi pensieri e le tue emozioni. 

Perché quelli sono tuoi e di nessun altro. Nessun virus può portartele via.

Ed allora surfavo sulle onde del passato, ripercorrendo luoghi e tempi in cui ho potuto definirmi ‘davvero felice’. E mi proiettavo in avanti, spinta dalla consapevolezza che la vita è adesso, che è tutto un ‘equilibrio sopra la follia’ se stai sul pezzo e riesci a surfarlo. 

E che ‘il meglio deve ancora venire’, solo se ci credi davvero e te lo vai a prendere. 

Se dal caos delle maree e lo scontro con gli scogli non ti fai spaventare, ma la bellezza saprai catturare, allora sì che il gioco è fatto! 

“Surfa, stai sul pezzo, puoi dirigere tu la rotta…”

Ed in quei 10 giorni, da quella stanza, questo me l’ha trasmesso il mare. Perché in quei 10 giorni, da quella stanza, avrei potuto fare a meno di un pasto o della TV, ma non degli scatti del mare.

Così la fotografia istantanea, scattata live, sul posto e sul momento, avvicinava me da quella stanza agli scogli e alle mareggiate di Polignano.

News di quel giorno: “Mareggiata Polignano di Nick Abbrey trionfa ai Wiki Love Monuments”.

L’imponenza della natura, la potenza del mar, suggellata in uno scatto. 

“Mi piacerebbe intervistarlo” pensai…

E “Mi piacerebbe a Polignano tornare” fortemente desiderai.

22 novembre – 22 marzo: al momento il tempo ha esaudito entrambi i desideri.

Tina Raucci

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Travel

Il Maestrale, il vento maestro che dirige l’orchestra del mar

Il Maestrale, proprio lui: come un maestro che dirige l’orchestra del mar. I pescatori, le imbarcazioni, le vele e gli abitanti di Polignano ormai hanno imparato a conoscerlo.

Perché ormai Maestrale, insieme a Scirocco e Levante, è di Polignano amico.

Da Nord-Ovest viene per le giornate scuotere, per le onde sugli scogli sbattere.

E soffia per frastornare, mescolare, diramare. Si dice che guardi al Nord, ispirandosi la via per Venezia. La verità è che quando soffia tutti in base a lui si muovono.

Il suo soffio porta freschezza nell’Adriatico e calore verso lo Ionio, quindi dal mare alla terra le temperature riduce ed eleva.

Così d’impatto che il vento più forte che tira lungo il Mediterraneo è proprio il Maestrale. Varia l’intensità, come la durata: da meno di 24 ore ai 4 e i 5 giorni, preannunciando impeti e mareggiate.

Capelli al vento, onde in tempesta, mareggiata in attesa: a Polignano il Maestrale è una costante in burrasca!

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“Le indagini di Lolita Lobosco”: a Monopoli sulle location del film

Standing ovation di pubblico per la serie TV in onda su Rai1 “Le indagini di Lolita Lobosco”, dalla penna di successo di Gabriella Genisi. Gli episodi sono da poco terminati e già i fan richiedono, attendono, la seconda stagione: di certo non resteranno delusi perché, da quanto si apprende dalla recente fuga di notizie, si farà. Protagonista della serie TV l’attrice napoletana Luisa Ranieri che, per prepararsi al meglio a vestire i panni della determinata vicequestore, ha preso lezioni di dialetto barese, concentrandosi anche su cadenza e modi di dire. Il personaggio di Lolita Lobosco ha conquistato tutti, ma proprio tutti: vicequestore fiera delle sue origini del Sud, dedita al lavoro a 360 gradi, ma non per questo si trascura o tralascia la sua femminilità. È una donna libera, concreta quanto spontanea, che sa farsi strada tra indagini inedite del suo lavoro ed un contesto di cliché. Dal lavoro alla vita privata non si discosta mai da sé stessa, in tutta la sua autentica personalità.

Una produzione Bibi Film Tv e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, di cui Luca Miniero firma la regia, ispirandosi ai romanzi della Genisi editi da Sonzogno e Marsilio Editori. Il cuore delle riprese è chiaramente in Puglia: Bari, Polignano, Fasano e Monopoli sono state le cornici affascinanti delle avventure, peripezie e indagini del vicequestore Lobosco. Proprio da Monopoli dal fotografo Antonio Livrieri, appassionato monopolitano e founder del gruppo Facebook “Monopoli è unica”, ha colto alcuni momenti durante le riprese.

Lo storico ingresso di Palazzo Palmieri è stato reso, invece, quello della Questura in cui il personaggio della Ranieri presta servizio. E dire che la stessa Luisa Ranieri vi girò nel 2017 alcune scene de “La vita promessa”. Il Palazzo Palmieri, che sorge proprio nel centro storico monopolitano, è appartenuto per anni ad un’importante famiglia nobiliare giunta in Puglia nel 500 dalla Francia.

Proprio domenica, nel corso del tour in compagnia di Antonio Livrieri, era posto di fronte al Palazzo il caratteristico furgoncino giallo della frutta che nelle scene del film a cui la celebre Lolita ha strappato un passaggio, lungo il trafitto.

E che dire del Porticciolo di Monopoli, presente in tantissime inquadrature, che passa dalla quotidianità dei pescatori a celebre set cinematografico. Ne vengono così valorizzati in prima serata i colori, la tipicità, l’accoglienza che emana tra barche e onde del mar.

Invece, chi ha seguito l’ultima puntata della fiction riconosce questa scogliera a vista d’occhio, perché vi hanno gettato un uomo proprio da quell’altezza.

Anche stavolta la scogliera è stata immortalata da Antonio Livrieri; ancora una volta è il mare co-protagonista, con le sue onde funeste poi la calma marea, ed ancora mosso, scosso, dal vento del Maestrale.

Ma la fiction riprende sapientemente anche quei luoghi da cui la stessa città di Monopoli trae la sua origine: il porto e il molo della città. Quei luoghi in cui approdarono non i Normanni, insediandovi in queste suggestive località tanto da renderle roccaforti a discapito dell’avvento dei pirati. E poi nel XVI^ secolo il Re Carlo V ad ordinare la costruzione della cinta muraria, nei punti a suo tempo conosciuti con la denominazione spagnola de El Puerto dela Batteria.

Oggi il porto commerciale di Monopoli è protetto dal Molo Margherita e la diga di Tramontana: la città conosce bene il viavai di navi, turisti e viandanti vi vengono, giungono e sfrecciano. Col suo Faro Rosso elegante, enorme ed esagonale. Ben 15 metri di altezza che in prima serata su Rai1 tutta Italia ha veduto, ammirato.

Colori chiari, bianchi, accoglienti e sgargianti presentano allo spettatore Cala Porta Vecchia, che affaccia sull’acqua cristallina, da cui Lolita sul carretto della frutta saliva. La fortezza muraria del Cinquecento protegge la città e abbraccia tanto chi v’arriva quanto chi vi vive.

E Lolita corre, col cuore, con l’animo. Sul lungomare di Monopoli corre, lo percorre, unendo a perdifiato tra scene, effetti e regia Bari e Monopoli. Corre e si lascia alle spalle Portavecchia, corre e il cinquecentesco Castello Carlo V sfiora, scruta e poi supera.

E nella sua corsa noi la bella Monopoli, l’attrattiva Puglia, ammiriamo con lei tra sogno e realtà. In attesa di tornare a viaggiare, quei posti dal vivo ammirare.

Ed in attesa della seconda stagione delle indagini del vicequestore Lolita Lobosco, entrata a pieno titolo nelle case e nel cuore delle famiglie italiane.

“Ci sono certe mattine che corri, e i pensieri corrono appresso a te. Non vorresti pensare a niente e ti ritrovi a pensare a tutto. E poi se inizi a fare i bilancio. Allora sì che sei fregata. A quel punto c’è solo un modo per salvarti: devi accelerare. Correre. Devi correre per sentire solo il cuore che batte forte. Solo il cuore, nient’altro”

(L.L.)

Articolo di Tina Raucci

Foto a cura di Antonio Livrieri

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Interviste

“Mareggiata Polignano” di Nick Abbrey sulla cresta dell’onda di Wiki Loves Monuments 2020

È il vento di tempesta sulla cresta dell’onda che fa esplodere la bellezza della natura, perennemente sorprendente: lo scatto fotografico ‘Mareggiata Polignano’ di Nicola Abbrescia si aggiudica il podio del Wiki Loves Monuments, il più prestigioso concorso fotografico a cui partecipano oltre 700 fotografi di ben 50 Paesi al mondo. 

Il concorso mira ad esaltare e raccontare la bellezza, catturandola in scatti fotografici unici ed irripetibili, per documentare il patrimonio naturale, storico e culturale del mondo in tutto il suo inestimabile valore.

Nick Abbrey che, immortalandolo, ha portato il mare in tempesta di Polignano dalla cresta dell’onda al podio del mondo, ha fatto della fotografia, del viaggio e dell’esplorazione uno stile di vita. 

Classe 1982 e pugliese doc, attualmente vive a Bari: costantemente Nicola riesce valorizzare la bellezza della Puglia e la peculiarità delle sue tradizioni anche tramite la pagina artistica su Facebook “Abbrey Photo Creations”, fondata nel 2014.

Ma come si legge anche nel suo sito, “ha esteso la sua passione ben oltre la Regione Puglia, visitando luoghi incantati, dalla Grande Muraglia Cinese, attraversando la incantevole Petra…sino alla punta più estrema dell’Irlanda”.

Nel 1995, quando riceve in regalo la sua prima macchina fotografica analogica, inizia col mondo della fotografia una storia d’amore che l’ha portato al primo posto dell’edizione Wiki Loves Monuments 2020.

“Mareggiata Polignano” immortala Lama Monachile durante la furente mareggiata, catturando all’istante l’apice del sovrastante moto delle onde contro la scogliera, su cui sono arroccate le caratteristiche case del paese.

Riguardo allo scatto fotografico apprezzato in tutto il mondo, che ha catturato la dirompenza del mare di Polignano, Nicola rivela particolari inediti e sorprendenti: 

Lo scatto che ha vinto è  nato con poca organizzazione in un freddo inverno pugliese. La sera prima avevo visto che ci sarebbe stato il picco della mareggiata a Polignano, ma riportava un orario che non andava bene per fare un simile scatto, ovvero poco dopo l’alba, quindi con troppa poca luce per scatti brevi come quelli che servono per “congelare” le onde. Perciò avevo inizialmente rinunciato ad andarci. La mattina successiva invece noto come le condizioni meteo erano del tutto cambiate, il picco era previsto intorno le ore 14:00. Sapendo che con la natura non ci sono mai orari precisi, decisi di andarci almeno un’ora prima dell’orario. Al mio arrivo noto invece una situazione da “fine del mondo”, vento oltre i 60 km/h e acqua di mare che arrivava già al parcheggio dove è situata la famosa statua di Domenico Modugno. Prendo tutto il necessario, macchina fotografica, cavalletto, filtri, kit termico, impermeabile ed un cavo elastico con gancio per l’eventuale fissaggio alla scogliera. Inutile dire che giù alla scogliera le onde arrivavano ovunque, addirittura la piccola spiaggia di “Lama Monachile” non c’era più. La difficoltà più grande è stata non solo evitare di cadere in mare ma riuscire a catturare la luce giusta. L’altalenare della luce del sole ed i riflessi del mare portavano ad un continuo e repentino cambiamento dell’esposizione. Però, dopo circa 100 scatti, quattro bagni e 90 minuti circa, riuscii a portare a casa lo scatto in questione.

Cosa rappresenta questo scatto per lei? Quali sensazioni le suscita e quali emozioni, invece, sente di aver catturato nella fotografia?

“Questo scatto rappresenta le difficoltà ed i tanti tentativi che ho dovuto fare per potermi trovare in quel preciso istante. Questo particolare scatto mi fa capire come sia emozionante trovarsi faccia a faccia con la forza della natura… Inquietudine, bellezza, pericolo.”

Cosa la lega e cosa rappresenta per lei la città di Polignano? A quali dei suoi luoghi si sente maggiormente legato per ricordi, attimi e anche scenari che è riuscito a catturare?

“Beh, Polignano rappresenta uno dei miei primi tentativi di fotografare l’alba, ricordo anche quanti scatti ho buttato perché non era facile trovare una buona inquadratura. Sono molto legato anche alla costa salentina, lì trovo sempre ispirazione per foto mai banali e con una luce spesso ineguagliabile.”

Si ricorda il giorno in cui ha appreso che la sua opera si è classificata al primo posto del “Wiki loves monuments 2020”? Come l’ha appreso e cosa ha provato in quegli istanti?

“Certamente, mi avevano chiamato al cellulare per avvisarmi del podio e ricordo come non riuscivo a crederci. Inizialmente pensai ad uno scherzo, poi solo dopo la diretta di premiazione mi ero reso conto che era tutto vero. Oggi ancora non ci credo…”

C’è qualcuno a cui vuole dedicare la sua fotografia?

“Senza ombra di dubbio a mia moglie e ai miei figli, loro mi accompagnano spesso nei viaggi fotografici e sono una continua fonte di ispirazione.”

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Experiences Food Interviste Travel

Garage Gourmand, dove la tradizione napoletana incontra l’innovazione Gourmet!

Garage Gourmand è una fucina di gusto, novità e creatività: l’imperdibile ristorante che potrete raggiungere in via Aniello Falcone 30, a Napoli in zona Vomero. ‘Padroni di casa’, che troverete sempre pronti ad accogliervi, sono Lorenzo, Marco e Dario. Amici, soci, compagni d’avventura, che insieme ad uno staff compatto ed eccezionale, ogni giorno investono tempo, energie e passione per rendere ai propri clienti una restaurant experience impeccabile! Marco Nitride e Dario Pollio sono anche gli chef di questo dinamico laboratorio culinario, pronti a confrontarsi ed intetagire su ogni singola idea.

Garage Gourmand nasce dalla combinazione della mia passione per le auto, in particolare quelle dell’epoca, e della raffinata cucina gourmet, grande interesse di Marco. Particolarità degli abbinamenti Gourmet uniti all’informalità di un garage d’auto.” racconta Lorenzo, proseguendo: L’informalità va dal servizio all’arredamento, dal generale ai dettagli questo è il posto giusto per sentirsi a casa. Nei nostri piatti si uniscono perfettamente l’innovazione Gourmet all’abbondanza della cucina del Sud“.

“Il nostro ristorante è stato inaugurato lo scorso 13 ottobre, dopo mesi di lavori. Da allora tantissimi sono stati i clienti, napoletani e non, ad aver apprezzato i nostri piatti” rivela Marco, chef di successo che ha recentemente conseguito il riconoscimento “Estro e Sapori” nell’ambito dell’annuale Premio La Fescina. “La nostra cucina vanta tanto della tradizione partenopea” – specifica- Partendo dalla nostra cultura culinaria, i piatti della tradizione napoletana vengono studiati, arricchiti, innovati. Penso al ‘Crudo e Cotto – Tour de France’, un piatto composto esclusivamente da pesce azzurro, tre crudi e tre cotti, arricchito con salse che ne esaltano il sapore”. In Garage Gourmand la valorizzazione dei prodotti locali è fondamentale. Si pensi all’eccellente primo del loro menù autunno/inverno: il Raviolo ripieno di Genovese di Bufalo. Piatto ricco di ingredienti ma, al tempo stesso, leggero grazie al temperato equilibrio di sapori.

Il piatto è accompagnato da friarielli e provola di bufala, che accentuano la scioglievolezza e morbidezza del raviolo. Piacevolezza per il palato assicurata. Al tempo stesso non si può non provare la tagliatella con bottarga di tonno, frutti di mare e burro al mandarino, che rientra sempre nel menù della nuova stagione targata Garage Gourmand.

“In ogni piatto io e Marco uniamo idee e manualità” specifica Dario Pollio. La sinergia dello staff si capta davvero istantaneamente. Ciascun piatto del Garage Gourmand è accompagnato da vini, bianchi o rossi, altamente pregiati. “La nostra carta vanta più di 52 etichette, curata dalla nostra maître Luisa Rosolia. Proprio lei ha collaborato con noi nell’aggiunta di spritz, rum, amari e novità che variano di stagione in stagione. I nostri piatti saranno sempre accompagnati da eccellenze riconosciute” prosegue Dario.

Ed anche nei secondi l’innovazione della cucina Garage Gourmand incontra l’innovazione al pari della ‘contaminatio’ con tradizioni di altri Paesi. Da quella francese fino a quella orientale, nel gusto, nella combinazione di ingredienti e nella presentazione visiva dell’intera portata.

Ma la meticolosità e la cura dei minimi dettagli caratterizza anche i dolci della casa. Portata interessante e sorprendente è “Il cioccolato non ti giudica”: crostatina di cacao, con cioccolato al rum, ganache all’arancia e frutti di bosco. Come sottolinea Marco: “Anche qui la combinazione con altre cucine è rilevante, non ci poniamo limiti”.

E fanno bene: perché non ci sono limiti alla determinazione, competenza, professionalità e passione della grande famiglia Garage Gourmand. Infatti, senza limiti saranno anche i traguardi a cui sono destinati!

Seguiteli anche sui social:

da Facebook https://www.facebook.com/garagegourmand/

al profilo Instagram

https://instagram.com/ristorante_garage_gourmand?igshid=cixbdll3q3ur

E soprattutto andate a scoprire di persona l’innovativo mondo di Garage Gourmand!

Credits Photo: Antonio Esposito

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Vincenzo Burrone: “Il mio percorso tra fotografia e mondo dello spettacolo”

Vincenzo Burrone è uno dei fotografi più amati dello showbiz partenopeo e nazionale. Nella sua carriera vanta numerose collaborazioni con artisti e vip del mondo dello spettacolo, nonché presenze agli eventi più in voga del panorama attuale. Per il blog non potevamo non intervistarlo!

Da quanto tempo lavori nel mondo della fotografia?
Lavoro per la fotografia da quando avevo circa 18 anni, facendo i primi scatti professionali all’età di 26 anni.

Come ti sei appassionato di questo mondo?
Ho iniziato come aiutante di altri fotografi, proseguendo poi dopo da solo facendo scatti come comunione, battesimi, è matrimoni dopodiché proseguendo con book fotografici alle ragazze, subbito dopo con modelle.
Il settore che più mi ha colpito della fotografia è stato seguire il mondo dello spettacolo e moda
.

Quale genere di scatti prediligi?
Qualsiasi genere di scatto come: ritrattistica, moda, spettacolo ecc.
Generalmente di solito amo scattare a modelle ed artisti

Una tua esperienza professionale che ti ha particolarmente entusiasmato?
Per esempio spopolano sul web le tue foto con Cecilia Rodriguez!

Ho incontrato Cecilia Rodriguez al progetto “Nozze in fiera”, lavorando delle sfilate in passerella, fotografando gli abiti da sposa dell’anno 2019. Davvero entusiasmante!


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Gallipoli in Tour by bike!

Alla scoperta di Gallipoli: città di bellezza, artistica e naturale, movida, dinamicità, gioventù e novità. Vale la pena vivere l’eccezionale località leccese in total ecology: durante il mio soggiorno ho avuto a disposizione la Giulia, come l’abbiam denominata, la bici che mi ha accompagnata nel mio tour in giro per la città!

Per godere al meglio di tutta la viabilità gallipolina anche voi potrete noleggiare, in totale comodità, le vostre bici usufruendo dei servizi di Salento on the road! Sul loro sito potrete scoprire tutte gli omaggi, le irrinunciabili offerte e il resto dei comfort a vostra disposizione: https://www.salentoontheroad.eu/

Sì, perché Salento on the road mette a vostra disposizione anche: servizio navetta, operativo 365 giorni all’anno 24h su 24; servizio di transfert per e dagli aeroporti di Brindisi e Bari collegati con la terra salentina; servizio taxi e convenzioni con ristoranti, discoteche e numerose attività. Ricordate che sul sito troverete qualsiasi informazione e recapito!

Con la Giulia ho potuto percorrere il centro gallipolino in totale spensieratezza e libertà: a via Roma, partendo dalla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. I lavori della Parrocchia videro la luce nel lontano 1922, per poi essere inaugurata ad oltre un ventennio di distanza nel 1943. La maestosa struttura si caratterizza per la presenza della pietra leccese nella composizione degli ornamenti architettonici. Pensate che questo particolare materiale risale a ben 21 milioni di anni fa. Nelle formazioni rocciose del Salento è consolidata la pietra leccese, che si caratterizza per robustezza, solidità e compostezza di rara qualità. La facciata della Chiesa, invece, si compone di “mariagrazia”, una pietra tufacea particolarmente resistente alle intemperie del tempo.

Percorrere in bici il tratto che va da via Roma alla rotonda antistante il Castello di Gallipoli, sarà davvero un gioco da ragazzi! Lasciate allora che il vento vi tocchi, accarezzi, scompigli i capelli e lasciatevi andare alla Leggerezza targata Salento on the road! Così la Giulia mi ha condotta nella parte moderna della bella località.

Ulteriore tappa con la Giulia di “Salento On The Road”: la Fontana Greca! Dalla stessa denominazione si apprendono le origini greche della Fontana, ma occor tener presente che alcuni storici ed architetti non sono d’accordo. Infatti la fanno risalire ai secoli del Rinascimento. Sulla storica Fontana sono raffigurati miti noti della tradizione classica. Si pensi alla gelosia della Regina Dirce, che si vendicò del tradimento del Re con Antiope abbattendosi su di essa e i gemelli dati alla luce. A loro volta, proprio costoro vendicheranno contro Dirce la scomparsa materna.

Tante, davvero tante, sono le soprese e bellezze che vi riserverà Gallipoli. Allora vale la pena scoprirle tutte, una ad una, a bordo delle bikes e servizi di Salento on the road!