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Lao Rafting: alla scoperta del Fiume Lao e del Pollino tra sport e divertimento

Una delle discipline più amate e praticate in prossimità di fiumi e corsi d’acqua, immersi in riserve naturali suggestive e sorprendenti, è proprio il Rafting.

Lo stesso termine ‘Rafting’ deriva da raft, lo speciale gommone che si utilizza per questo sport, con cui si può attraversare il corso del fiume, maneggiando le pagaie fornite dall’associazione o organizzazione di riferimento. Le manovre da effettuare, remando indietro o in avanti, spostandosi con il carico a destra o sinistra, sono davvero semplici da memorizzare. E soprattutto l’esperienza è tra le più divertenti che vi siano.


Vale la pena attraversare il Fiume Lao tra pagaie e gommone per non perdersi neanche una gola o una specie pregiata di rocce e vegetazione del Parco Nazionale del Pollino, tra natura e cascate che lasceranno tutti con il fiato sospeso.

Il Parco Nazionale del Pollino si estende su 192.565,00 ettari di terreno ed è posto a cavallo tra due regioni, la Basilicata, detta anche Lucania, e la Calabria (fonte: https://www.parcopollino.it/). Pensate che è l’area protetta più estesa d’Italia!

“La cosa stupenda del Pollino è che ha un territorio talmente vasto e con paesaggi talmente particolari che
ogni escursione diventa un qualcosa di unico e irripetibile, anche percorrendo lo stesso sentiero! Si passa da oltre 2000 metri di quota al mare in meno di un’ora, puoi osservare dalle cime le onde del mare; voltarti e seguire il galoppo di cavalli selvaggi, sentire il richiamo del cervo, osservare il volo dei rapaci, i guizzi di
una trota nel torrente, incontrare la lontra, i caprioli, essere sovrastato da montagne senza tempo, ammirare siti archeologici e grotte che hanno custodito e protetto la vita preistorica o semplicemente lasciarti rapire dal gusto dei prodotti tipici locali, capaci di raccontare culture e abitudini lontane!”
rivelano i soci Lao Rafting.

Il fiume Lao scorre lungo il versante tirrenico della Calabria. Prende la sua denominazione dalla città della Magna Grecia Laos. Anticamente era proprio questo il suo nome, tracciando il confine tra lucani e bruzi (insediati nel territorio calabro). Casco protettivo, muta, impermeabile e pagaie sono solo alcuni dispositivi che la Laorafting si occupa di procurarvi.

“Il progetto Lao Rafting nasce nel 2001 dall’idea degli attuali soci che avevano maturato esperienze in
ambito sportivo ed amatoriale dal 1996″
raccontano gli attivisti dell’associazione, proseguendo: “Il progetto d’innovazione è stato quello di volersi specializzare e
proporre un’offerta turistica più strutturata e professionale combinando le varie attività proposte, in modo
da poter permettere una scoperta piena del nostro territorio e promuoverlo nella sua complessità. Oltre al
rafting ci occupiamo di canyoning escursioni in MTB, orienteering, ciaspolate, trekking e hiking e servizi di ristorazione e pernottamenti (gestiamo un rifugio a mille metri).”

Sul percorso condiviso insieme, gli stessi attivisti approfondiscono:

“Il Canyon Rafting è l’escursione che attraversa le gole del fiume Lao e con la quale riusciamo ad ammirare uno tra i Canyon più lunghi e belli d’Europa dove poter svolgere le escursioni rafting. Le sue rocce e la sua
bellezza è un qualcosa di unico, il suo valore ha contribuito a dare una ampia visibilità all’intero territorio del Parco. Grazie anche alla bellezza del nostro canyon, l’intero territorio del Parco Nazionale del Pollino ha
ricevuto il riconoscimento dell’Unesco e lo ha portato ad essere inserito nel circuito dei Geo Siti. In pratica, il percorso non è altro che una frattura della crosta terrestre creatasi all’innalzamento della catena appenninica, gli eventi sismici hanno creato un’enorme faglia che ha portato allo svuotamento dell’antico Lago che occupava la valle del Lao. Il vecchio fondale del Lago adesso è occupato da centri storici di rilievo che hanno saputo reinventarsi e costruire un’offerta turistica varia e capace di offrire attività in tutte le stagioni.

Esperienza assolutamente consigliata, non ci sono dubbi!

Per maggiori informazioni e contatti, non esitate a collegarvi al seguente indirizzo: https://www.laorafting.com/; ne varra sicuramente la pena.

Articolo a cura di Tina Raucci

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Polignano d’Amare: escursione tra grotte e onde di Polimnia

Polignano a Mare è la splendida città di Mr.Volare che merita di essere scoperta, negli angoli e grotte più profonde, abbracciati tra le sue onde e quel vento che sempre l’accompagna. Maestrale permettendo, ovviamente, come ben sanno i polignanesi. Polignano è un’attrattiva turistica, da anni sulla cresta dell’onda, che attira da sempre turisti di ogni parte del mondo.

Così, spinti dal desiderio di scoprire Polignano attraverso le sue acque più cristalline e le sue grotte più profonde, abbiamo effettuato un’escursione con la compagnia Chiara Escursione. Il punto di partenza è stato Cala Ponte Marina, dove sono ormeggiate imbarcazioni dalle dimensioni e tipi più variegati. A bordo del gommoncino tipico da escursioni, ci ha guidati il sig.Gino, esperto uomo di mare che queste stesse acque le vive quotidianamente. Gino ha rinominato il mezzo proprio come sua figlia Chiara; attività avviata da più un decennio. Inoltre, Gino ci ha indicato di raggiungere a nuoto le grotte in cui non era possibile addentrarsi con l’imbarcazione.

Da Cala Ponte Marina ci siamo diretti in direzione Lama Monachile, ammirando dalla nosta imitazione la scogliera alle spalle della celebre statua di Domenico Modugno, la cosiddetta “Pent’m a chiatt”, per dirla alla polignanese. Subito dopo è apparsa alla nostra vista la splendida spiaggetta di Lama Monachile, alquanto rocciosa e affollata di turisti.

Ed ancora dopo, è stata d’obbligo la sosta presso Grotta Palazzese, il cui nome è anche rinomato per il lussuoso ristorante ospitato proprio al suo interno. L’acqua azzurra raggiunge nei suoi pressi medie profondità, ma gli appassionati del mar possono nuotare con gran facilità. Tra quelle polignanesi, essa è la più vasta.

In più nuotare in uno scenario così elegante, come il ristorante al di sopra, ha tutto un suo fascino.

Al seguire della sosta presso Grotta Palazzese, ecco che ci addentriamo in tante altre suggestive cavità, a cominciare da Grotta Ardito, sita nei pressi del Lungomare Cristoforo Colombo.

Ed ancora è imperdibile la cd. Grotta delle Monache. La tradizione, tramandata nel corso del tempo, vuole che in questa grotta fossero solite recarsi le monache del posto, tramite scalini che si eran fatte predisporre ad hoc, in modo da far il bagno alla larga da occhi indiscreti.

La fine della nostra escursione ci ha condotti alla vista di Portalga, celebre per la libreria sul mare che vi è situata. Ma prima due tappe incredibili hanno catturato la nostra attenzione: la Grotta dei Colombi e lo Scoglio dell’Eremita.

La Grotta dei Colombi, com’è facile intuire, deve il suo nome ai volatili che all’interno si annidano. Entrarvi è davvero suggestivo, dal momento che la sua superficie è dotata di quattro fessure circolari da cui penetrano fasci di luce, che a loro volta vi daranno il benvenuto.

Lo Scoglio dell’Eremita, invece, è un isolotto avvolto da miti e leggende tramandati di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori.

Ma questa… è una storia che merita articolo ad hoc!

Allora, venite – o tornate – al più presto a Polignano, amici!

Articolo a cura di Tina Raucci

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Escursioni pugliesi: la suggestiva Grotta di Monsignore

Il sentiero che conduce alla Grotta di Monsignore è costeggiato da una ricca e rigogliosa vegetazione, accompagnato da tipici animali selvatici in cui è frequente imbattersi senza grossi rischi. 

La grotta di Monsignore è situata tra Cozze e Conversano nella più vasta area della Gravina di Monsignore, nei pressi – a sua volta- dell’omonima Masseria. 
Il territorio è noto nel barese per la presenza di grotte e cavità suggestive, considerando anche la vicinanza alla località di Castellana Grotte.

Vari sono gli ingressi della grotta, che si articolano a loro volta in due corridoi stretti e principali, da percorrere con vestiario comodo e provvisti di attrezzatura ad alta luminosità. Perché più ci si inoltra, più occorre illuminazione. Occorre considerare anche la pavimentazione umida e scivolosa, quindi munirsi di scarpe comodo con suole anti-scivolo!

L’ingresso principale della grotta, da cui ho avuto accesso, è arcato e roccioso. Altrettante tipologie di sassi e rocce si possono trovare a terra, proprio all’entrata.Smisurate dimensioni, variegate forme: pan per geologi e appassionati!
La peculiarità della Grotta di Monsignore è la presenza in alto di stalattiti, che pendono dal soffitto ben visibili. Esse sono le colonne calcaree a forma cilindrica o allungata, il cui aspetto rimanda a formazioni di ghiaccio e raggelate. La loro presenza è davvero suggestiva e merita sicuramente maggior osservazione, per l’eccezionalità con cui non si è soliti rinvenirle.
La Gravina di Monsignore prende il suo nome da un Monsignore, che in quelle località realizzò un ambiente consono alla preghiera e al ritrovo dei sacerdoti: il vescovo Francesco Maria Sforza. 

Nei vari luoghi in cui ancora ci si imbatte, si ravvisa ancora l’atmosfera di ritrovo e ricerca di pace che aleggia in questo posto ricco di fascino e natura piena. 
Ma, provvisti anche di entusiasmo e spirito avventuriero, saprete affrontare il percorso che vi si prospetta e raggiungere tutte le vostre mete a partire da Grotta Monsignore!

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L’arte a cielo aperto nel centro di Vieste: la Scalinata della Pace

Amore. Pace. Speranza. Tre concetti da rendere sempre più concreti ed espressi con le variabili sfaccettature dei colori dell’arcobaleno.

Gli stessi colori che compongono la Scala della Pace, nel centro di Vieste. La Scala è stata realizzata avvalendosi di tappi di plastica colorata, per promuovere la Cultura della bellezza e della salvaguardia delle nostre risorse, a partire dalle città in cui abitiamo.

Sono stati giovani studenti i primi fautori della celebre iniziativa, che valorizza l’arte a cielo aperto. Così il Comune di Vieste si è attivato, nella realizzazione della scalinata, in sinergia con l’Istituto Comprensivo “Rodari-Alighieri-Spalatro” e l’architetto Paola Minervino, coadiuvata dalle docenti Maria Grazia Cortellino e Patrizia Ida Grassi.

L’iniziativa rientra nel progetto ‘Promozione della StreetArt – La Cultura si fa Strada’, in ambito regionale, dopo due altre significative scalinate della suggestiva località foggiana: la Scalinata dell’amore e la Scalinata della Legalità.

La scalinata della Pace è ubicata proprio nel quartiere del Carmine, a pochi metri di distanza dalla Scalinata dedicata agli innamorati, precisamente tra viale Manzoni e via Leopardi.

Tanti i turisti e i curiosi che si fermano ad apprezzarla e negli scatti ad immortalarla. Perché l’attenzione cattura e il proprio passaggio colora: impossibile non sostare ad ammirarla.

È qui che oggi voglio celebrare un’altra, importantissima, tematica: l’amore universale.

Perché il 17 maggio ricorre la Giornata Mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La Giornata è promossa dal 2004 dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia, con riconoscimento ufficiale da parte dell’Unione europea e dalle Nazioni Unite. Perché ancora oggi, troppe sono le distanze, le categorizzazioni, le differenziazioni, in un mondo unico ed univoco: l’amore.

Perché l’amore ha molteplici sfaccettature, molteplici sfumature, ma un unico indistinguibile colore: l’universalità.

Perché l’amore conosce un unico ed indistinguibile linguaggio, senza barriere, etichette o limitazioni: il linguaggio della Libertà.

E ad esso dobbiamo appellarsi per un mondo in cui davvero la Pace prevalga con la Speranza, l’Amore con le Emozioni e il futuro dei mille colori arcobaleno si riveli.

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Portalga: cala di poeti e lettori, viaggiatori e sognatori

Portalga è un sogno ad occhi aperti, l’angolo di mondo perfetto per lettori, viaggiatori, sognatori appassionati.

È arroccata a Polignano la libreria sul mare più famosa d’Italia, merito dei pescatori che curano la caletta ma hanno pensato in grande. Non una barca, ma molto di più. Valore incommensurabile per una passione talvolta tascabile. Perché il gozzo di Portalga rappresenta il bookcrossing più celebre d’Italia.

“Fermatevi, gettate qui l’ancora. Leggete, amate, respirate”

Fermatevi al gozzo di Carlino, radicato in 50 anni di storia ma restaurato e riutilizzato, in memoria e onore del signor Carlino a cui è dedicato. Tanta è la cura dei pescatori quanto la maestria nella sua restaurazione.

Portalga non è per solitari né per gli ignari. Perché la passione per la lettura si condivide: “Prendi un libro, lascia un libro” è inciso sul policromatico gozzo. Così turisti e frequentatori assidui qui si recano, un libro vi lasciano ed in cambio un altro ne prendono.

L’iniziativa è di assoluto successo! Merito in primis di Leo Lattarulo, che ha riadattato a libreria il peschereccio e ha dato vita a molteplici scambi di testina e di parole da parte dei più curiosi e appassionati. Lo stesso bookcrossing è già diffusissimo in Germania, dove sono poste delle librerie in legno, in cui è possibile lasciare e contestualmente prelevare il libro di testo selezionato. Ma Portalga ha molteplici peculiarità.

La contraddistingue la forma tipica del gozzo-libreria: la barchetta verde e rossa, in legno lavorato, dei mattinieri pescatori polignanesi. Ai ripiani del gozzo, si aggiungono cassette in cui i libri è possibile riporre i libri. Perché le mensole non bastavano: segno tangibile del successo dell’iniziativa.

Lo scenario in cui s’immerge la libreria è il più suggestivo, tra gli scogli avventurosi di Cala Portalga e il suo mare cristallino, in cui il verde è misto all’azzurro delle onde, al di là del tempo, dei giorni o delle stagioni; a prescindere dal soffio o dal silenzio del Maestrale.

Tra i fantastici posti che offre la suggestiva città di Polignano a Mare, non ho dubbi. Cala Portalga è sicuramente uno dei miei posti preferiti, in cui mi auguro di tornare al più presto, allentate le restrizioni.

Perché Portalga ti trascina con sé, nel viaggio dell’immaginario tra realtà e fantasia, desiderio e necessità, passione ed immaginazione.

Perché ogni libro che prendi è un nuovo viaggio che intraprendi. Ed a Portalga, nel tempo e nello spazio, nuovi compagni d’avventura avrai!

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Auguri, Urbe! Caput Mundi Semper

21 aprile: il Natale di Roma

Leggenda vuole che il 21 aprile del 753 a.C. Romolo avesse fondato l’Urbe, diventandone il primo Re!

753 a.C. – 2021: oggi la città di Roma celebra il suo 2774esimo Natale, dalla lontana fondazione alla vita odierna che le appartiene.

Torneremo a viaggiare, a scoprire e visitare;
per il momento possiamo solo ricordare e gallery di foto sfogliare.

Che sia stato per lavoro o per turistico toccasana,
tante le volte in cui nella Capitale son andata.


Perché di Roma non ci si stanca mai,
incanta tante volte, sempre come fosse la prima;
nella sua storia t’accoglie tante volte,
sempre come fosse l’unica;
della sua bellezza ti fa sentir parte tante volte,
sempre come fossi la sola.

Amarcord Roma

Grazie, Roma!

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Il linguaggio del mar

Racconti ✍

Era un uomo di poche parole, lui.Nel porticciolo campano tutti lo conoscevano ma pochi gli parlavano, nessuno gli si avvicinava. Presso gli scogli pugliesi alle sue opere ho pensato.

Perché di poche parole quel signore era, eppure lo si conosceva. In Campania se ne stava sempre a guardare il mare. 

Di certo non a ciò si limitava, perché da uno zaino la macchina fotografica tirava e l’azzurra distesa fotografava. Il moto delle onde fissava in uno scatto, l’andirivieni dallo scoglio alla riva, dalla costa alla marea, dal corso all’orizzonte, catturava in un istante. 
E, andando a sera, bastava il suo nome digitare per i suoi scatti ammirare. 
Ogni mattina al mare se ne andava, come se quello fosse il buongiorno che gli toccava.

Lì l’obiettivo poneva perché, anzi, quello era il buongiorno che si sceglieva. 
Non so bene cosa nel moto delle onde decifrasse, ma la verità è che ognuno il codice del mare traduce a seconda dello stato d’animo che lì vi conduce. Sì, parla un linguaggio tutto suo il mare.
Uno è il linguaggio del mare, ma molteplici, soggettivi e intimi, sono le letture. 

E così accade che vi leggi la nostalgia come l’adrenalina, l’energia come la quiete, la calma piatta come il più irrequieto cambiamento, l’amore come l’affetto migliore. 

Uno è il linguaggio del mare, ma diverse, soggettive e intime, sono le letture che io e il signore degli scatti gli avremmo dato.
Non posso sapere cosa lui nelle onde del mar abbia letto, so solo le parole e le sensazioni, diverse, mutevoli e contraddistinte, che ogni volta vi do io. 

Portalga 2021, Polignano a Mare 🌊

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Covid Experiences

Sono stata positiva: vi racconto di quei giorni di novembre

È la sera del 27 febbraio e molte famiglie sono sedute a tavola intente a cenare, guardando il tg come di consueto. “Virus in Italia dalla Cina”, “Isolato all’Ospedale Sacco la Sars-Cov-2, il minaccioso virus che ha fermato la Cina”: notizie di questo genere tenevano banco nei telegiornali, tra informazioni sommarie e dubbi ancora da chiarire.  Ma in quanti, apprendendo quelle notizie, si sono davvero preoccupati? E soprattutto, chi si aspetta davvero che di lì a qualche settimana sarebbe successo quello che definire “Caos” è dire poco? Io non di certo, lo ammetto. 

Con la tendenza ad affidarmi sempre alle Istituzioni, al sistema sanitario tutto, a sentirmi protetta dalla macchina organizzativa italiana tutta, non capii quanto quelle prime notizie fossero preoccupanti.  Perché in realtà stava accadere qualcosa che le stesse istituzioni, il sistema sanitario tutto, la macchina organizzativa italiana avrebbero potuto completamente arginare. 

Perché il Coronavirus non aveva fatto il suo ingresso in Italia quel 27 febbraio, ma il mese prima. Silente, ma maledettamente stroncante. Così stroncante da accelerare a mille le vite di medici, infermieri, operatori sanitari, militari, carabinieri e poliziotti.

Da rallentare negozi, locali, attività commerciali; immobilizzare interi comparti e settori; frenare le vite comuni e le corse di ciascuno. Così maledetto da silenziare davvero migliaia e migliaia di vite umane.

Marzo-maggio: primo lockdown, tra interviste Facebook, videochiamate con amici, una Pasqua rincasata e dalla mia famiglia calorosamente circondata. 

Fonte: 055firenze.it

Il Coronavirus per me era ancora una parola, il Covid-19 restava il dato del bollettino della Protezione Civile, tra decessi e guariti, tamponi e positivi. E terapie intensive. Poi l’estate, un respiro di sollievo e la speranza che sarebbe tutto passato. Ma così non è stato. E di lì il secondo lockdown, nell’autunno ch’è seguito.

Quel giorno di novembre, lo ricordo.

Il 13 novembre, ero in auto attendendo mio padre al supermercato: non direi che stavo male, ma mi sentivo strana. 

Sì, strana. Al petto avevo un fastidio, intenso, continuo. Soprattutto interno. Una sensazione fastidiosa che ti fa sentire l’interno del petto e tangesse ai lati i polmoni. “Sarà il freddo, l’inverno che viene” pensai.

Poi una telefonata: “Ciao Tina, Raffaele è positivo.” Ed ancora un messaggio di Facebook che scansò ogni dubbio.  Eppure io e lui non eravamo stati vicini senza mascherina. Avevamo condiviso lo stesso ambiente chiuso, quello sì.

Poi nella mia mente il ripercorre ogni gesto, ogni scena, scatto, passaggio. Passaggio: lui mi aveva passato il suo PC, che avevo usato. E le mani. Le avevo igienizzate nell’immediato? No. 

Non ho la certezza di come l’abbia preso, ma la spiegazione più plausibile ripercorrendo scene, scatti, passaggi. Da lì un’altra telefonata, stavolta la faccio partire io: “Salve, il laboratorio? Voglio fare un tampone.”

Poi la corsa, la rincorsa, la chiusura in camera.

Il fastidio al petto era ormai imperterrito, non era dolore ma una fastidiosa compagnia. Che al petto, dal centro ai polmoni, persisteva.

A ciò si era aggiunta la tosse, secca, ovviamente perdurante e persistente.

Poi il verdetto di martedì 17. Una mail aperta di sfuggita mentre facevo colazione di prima mattina: “Esito positivo”. Non avevo letto il mittente, non era più necessario. 

Silenzio di un minuto, poi connessi il tutto. Le dita scorrevano sul cellulare, la rubrica scorrevo e i miei pensieri rincorrevo. 

Avvisai, lo dissi. Condivisi quelle 2 parole con chiunque avessi visto, incontrato.  

Perché il Covid è come un gomitolo di cotone che piomba giù e così tutti i contatti, gli incontri recenti e precedenti, nella mente si srotolano. 

Liberi i pensieri, avvisi tutti. 

Prendere il Covid non può essere una vergogna perché non è una scelta. 

Ma non tutelare chi ci è intorno sì.

La porta della mia camera stavolta era chiusa davvero. Due erano le sole compagnie: televisione, con programmi e palinsesti, e una presenza che entrava ed usciva dalla mia camera. A stare lontana dalla mia porta proprio non ce la faceva: una cagnolina di ben 13 anni che da 13 anni mi ha accompagnata, sorvegliata, tra crescita e cambiamenti guardata. 

I cani non parlano, ma sanno, non traducono parole ma decifrano emozioni. 

E lei sapeva, perché ogni sera ai fianchi del letto riposava e s’addormentava. Ed a nulla valeva spostarla, si sarebbe riposizionata lì, nello stesso punto entro giusto mezz’ora.

Ma ancora, un tesoro fondamentale ha il nome di Famiglia: da un piatto o una tazza della colazione, appoggiati delicatamente alle soglie della porta, passava tutta la premura che dei genitori riservavano ad una figlia.

Il momento di ritrovo a pranzo o cena diventava talvolta una videochiamata tra sarcasmo ed ironia. 

Nella frase più semplice del mondo “Cosa ti occorre?”, passavano i sentimenti più profondi del tempo.

Anche quando la domenica del mio compleanno, il 22 novembre, festeggiai il mio 26esimo compleanno.

Il modo in cui ho festeggiato i 26 è stato davvero l’opposto dei 25. 

Il 22 novembre del 2019 mi trovavo a Lisbona, in giro per locali e strade affollate, con la mia mia migliore amica nata nella stessa mia data.

Invece, il 22 novembre 2020 mi sono trovata nella mia stanza, in compagnia della fedele cagnolina che sempre vi entrava, tra fessure della finestra e il balcone adiacente. 

Allo scattare della mezzanotte musica popolare pugliese ravvivava l’atmosfera, di lì chiamate e videochiamate: la condivisione ai tempi del Covid. 

Una cosa era certa: non l’avrei trascorso ferma a letto. La mattina aprii l’armadio, scelsi un vestito carino indossato in altre feste e ricorrenze, all’occasione di felici assembramenti, mi truccai, passai il ferro ai capelli, proprio come se dovessi uscire.

Dopo giorni e giorni di pioggia, il sole era intenso nel cielo. 

Uscii al balcone ad ammirarlo. Non posso scientificamente saperlo, ma personalmente sento che lì, in quegli attimi, il virus stava lasciando il mio corpo, il mio petto e i miei polmoni. Una sensazione percepita guardando il cielo, davvero. Come un regalo di compleanno che qualcuno da lì mi abbia fatto.

Infatti dopo due giorni risultai al tampone negativa.

Il temporale del giorno prima aveva fatto spazio ad un cielo splendido e azzurro. Vivido e vivo.

La torta di compleanno arrivò in prossimità di mezzogiorno, ma non avrei potuto soffiare su tutta la torta. Il Covid limita anche il semplice soffio delle candeline, la forma di festeggiamento più essenziale del mondo. 

Soffiare su tutta la torta non avrebbe permesso ai miei di poter anche loro provarla, per il mio soffio tirato. 

Posso dire che fu una giornata serena, perché decisi che così sarebbe stata. 

Tra videochiamate, auguri, musica e Stella trascorse. Il soffio delle candeline ci fu, altrettanto il desiderio espresso. Immancabili, irrinunciabili. 

E dalla vetrata della porta con me e Stella c’erano anche loro, i miei genitori e mio fratello, capisaldi di ogni momento, di ogni gesto, di ogni singola emozione. 

Il centro di tutto.

Con Daniela, invece, stavolta i festeggiamenti del compleanno furono condivisi in videochiamata, soffiando sulle candeline in contemporanea, esprimendo nello stesso istante il desiderio. E si aggiunge anche una nuova amica: Giorgia

Il Covid cambia, ribalta, abitudini e prospettive, ogni singolo gesto passa sotto lo scanner del prestare attenzione, ogni precauzione diviene ordinaria abitudine. 

Il Covid rallenta la realtà, abbassa le serranda di tante professioni, copre la bocca con la mascherina e scopre i messaggi dello sguardo; sostituisce la stretta di mano con lo scambio di emotivo, l’evento con la diretta, la lavagna con la DAD, l’emozione per il vedersi al primo appuntamento con la palpitazione per la notifica di un messaggio, quel messaggio. 

La verità è che per quanto tutti parlino di Covid, sarà sempre qualcosa di occulto, imprevedibile, estraneo. E così del tuo corpo non senti la piena padronanza, non ti ci soffermi ma sai che qualcosa di estraneo e incontrollato è in te. 

E speri solo che d’improvviso non t’assalti.

Per me, asmatica, la parte più complicata era di sera, quando l’affanno della tensione si mescolava a quello del virus. 

Ansia ed asma in un tutt’uno. 

La gola di stringeva, il soffio s’appesantiva, lo scandire del respiro più greve rallentava, per poi la tachicardia aumentare. 

Sensazioni intense ma passeggere. 

Ed il termometro sempre a portata di mano, a placar le oscillazioni della temperatura che cambiava dai 36 della mattina ai 38 di sera, per poi riscendere e risalire, tra bassa e alta marea.

Nulla di grave, niente di insormontabile, ma il pieno controllo non hai. 

Così vuoi riacquisirlo, se non puoi riappropriarti del tuo stato fisico almeno rivuoi indietro i tuoi pensieri e le tue emozioni. 

Perché quelli sono tuoi e di nessun altro. Nessun virus può portartele via.

Ed allora surfavo sulle onde del passato, ripercorrendo luoghi e tempi in cui ho potuto definirmi ‘davvero felice’. E mi proiettavo in avanti, spinta dalla consapevolezza che la vita è adesso, che è tutto un ‘equilibrio sopra la follia’ se stai sul pezzo e riesci a surfarlo. 

E che ‘il meglio deve ancora venire’, solo se ci credi davvero e te lo vai a prendere. 

Se dal caos delle maree e lo scontro con gli scogli non ti fai spaventare, ma la bellezza saprai catturare, allora sì che il gioco è fatto! 

“Surfa, stai sul pezzo, puoi dirigere tu la rotta…”

Ed in quei 10 giorni, da quella stanza, questo me l’ha trasmesso il mare. Perché in quei 10 giorni, da quella stanza, avrei potuto fare a meno di un pasto o della TV, ma non degli scatti del mare.

Così la fotografia istantanea, scattata live, sul posto e sul momento, avvicinava me da quella stanza agli scogli e alle mareggiate di Polignano.

News di quel giorno: “Mareggiata Polignano di Nick Abbrey trionfa ai Wiki Love Monuments”.

L’imponenza della natura, la potenza del mar, suggellata in uno scatto. 

“Mi piacerebbe intervistarlo” pensai…

E “Mi piacerebbe a Polignano tornare” fortemente desiderai.

22 novembre – 22 marzo: al momento il tempo ha esaudito entrambi i desideri.

Tina Raucci

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“Le indagini di Lolita Lobosco”: a Monopoli sulle location del film

Standing ovation di pubblico per la serie TV in onda su Rai1 “Le indagini di Lolita Lobosco”, dalla penna di successo di Gabriella Genisi. Gli episodi sono da poco terminati e già i fan richiedono, attendono, la seconda stagione: di certo non resteranno delusi perché, da quanto si apprende dalla recente fuga di notizie, si farà. Protagonista della serie TV l’attrice napoletana Luisa Ranieri che, per prepararsi al meglio a vestire i panni della determinata vicequestore, ha preso lezioni di dialetto barese, concentrandosi anche su cadenza e modi di dire. Il personaggio di Lolita Lobosco ha conquistato tutti, ma proprio tutti: vicequestore fiera delle sue origini del Sud, dedita al lavoro a 360 gradi, ma non per questo si trascura o tralascia la sua femminilità. È una donna libera, concreta quanto spontanea, che sa farsi strada tra indagini inedite del suo lavoro ed un contesto di cliché. Dal lavoro alla vita privata non si discosta mai da sé stessa, in tutta la sua autentica personalità.

Una produzione Bibi Film Tv e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, di cui Luca Miniero firma la regia, ispirandosi ai romanzi della Genisi editi da Sonzogno e Marsilio Editori. Il cuore delle riprese è chiaramente in Puglia: Bari, Polignano, Fasano e Monopoli sono state le cornici affascinanti delle avventure, peripezie e indagini del vicequestore Lobosco. Proprio da Monopoli dal fotografo Antonio Livrieri, appassionato monopolitano e founder del gruppo Facebook “Monopoli è unica”, ha colto alcuni momenti durante le riprese.

Lo storico ingresso di Palazzo Palmieri è stato reso, invece, quello della Questura in cui il personaggio della Ranieri presta servizio. E dire che la stessa Luisa Ranieri vi girò nel 2017 alcune scene de “La vita promessa”. Il Palazzo Palmieri, che sorge proprio nel centro storico monopolitano, è appartenuto per anni ad un’importante famiglia nobiliare giunta in Puglia nel 500 dalla Francia.

Proprio domenica, nel corso del tour in compagnia di Antonio Livrieri, era posto di fronte al Palazzo il caratteristico furgoncino giallo della frutta che nelle scene del film a cui la celebre Lolita ha strappato un passaggio, lungo il trafitto.

E che dire del Porticciolo di Monopoli, presente in tantissime inquadrature, che passa dalla quotidianità dei pescatori a celebre set cinematografico. Ne vengono così valorizzati in prima serata i colori, la tipicità, l’accoglienza che emana tra barche e onde del mar.

Invece, chi ha seguito l’ultima puntata della fiction riconosce questa scogliera a vista d’occhio, perché vi hanno gettato un uomo proprio da quell’altezza.

Anche stavolta la scogliera è stata immortalata da Antonio Livrieri; ancora una volta è il mare co-protagonista, con le sue onde funeste poi la calma marea, ed ancora mosso, scosso, dal vento del Maestrale.

Ma la fiction riprende sapientemente anche quei luoghi da cui la stessa città di Monopoli trae la sua origine: il porto e il molo della città. Quei luoghi in cui approdarono non i Normanni, insediandovi in queste suggestive località tanto da renderle roccaforti a discapito dell’avvento dei pirati. E poi nel XVI^ secolo il Re Carlo V ad ordinare la costruzione della cinta muraria, nei punti a suo tempo conosciuti con la denominazione spagnola de El Puerto dela Batteria.

Oggi il porto commerciale di Monopoli è protetto dal Molo Margherita e la diga di Tramontana: la città conosce bene il viavai di navi, turisti e viandanti vi vengono, giungono e sfrecciano. Col suo Faro Rosso elegante, enorme ed esagonale. Ben 15 metri di altezza che in prima serata su Rai1 tutta Italia ha veduto, ammirato.

Colori chiari, bianchi, accoglienti e sgargianti presentano allo spettatore Cala Porta Vecchia, che affaccia sull’acqua cristallina, da cui Lolita sul carretto della frutta saliva. La fortezza muraria del Cinquecento protegge la città e abbraccia tanto chi v’arriva quanto chi vi vive.

E Lolita corre, col cuore, con l’animo. Sul lungomare di Monopoli corre, lo percorre, unendo a perdifiato tra scene, effetti e regia Bari e Monopoli. Corre e si lascia alle spalle Portavecchia, corre e il cinquecentesco Castello Carlo V sfiora, scruta e poi supera.

E nella sua corsa noi la bella Monopoli, l’attrattiva Puglia, ammiriamo con lei tra sogno e realtà. In attesa di tornare a viaggiare, quei posti dal vivo ammirare.

Ed in attesa della seconda stagione delle indagini del vicequestore Lolita Lobosco, entrata a pieno titolo nelle case e nel cuore delle famiglie italiane.

“Ci sono certe mattine che corri, e i pensieri corrono appresso a te. Non vorresti pensare a niente e ti ritrovi a pensare a tutto. E poi se inizi a fare i bilancio. Allora sì che sei fregata. A quel punto c’è solo un modo per salvarti: devi accelerare. Correre. Devi correre per sentire solo il cuore che batte forte. Solo il cuore, nient’altro”

(L.L.)

Articolo di Tina Raucci

Foto a cura di Antonio Livrieri

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Garage Gourmand, dove la tradizione napoletana incontra l’innovazione Gourmet!

Garage Gourmand è una fucina di gusto, novità e creatività: l’imperdibile ristorante che potrete raggiungere in via Aniello Falcone 30, a Napoli in zona Vomero. ‘Padroni di casa’, che troverete sempre pronti ad accogliervi, sono Lorenzo, Marco e Dario. Amici, soci, compagni d’avventura, che insieme ad uno staff compatto ed eccezionale, ogni giorno investono tempo, energie e passione per rendere ai propri clienti una restaurant experience impeccabile! Marco Nitride e Dario Pollio sono anche gli chef di questo dinamico laboratorio culinario, pronti a confrontarsi ed intetagire su ogni singola idea.

Garage Gourmand nasce dalla combinazione della mia passione per le auto, in particolare quelle dell’epoca, e della raffinata cucina gourmet, grande interesse di Marco. Particolarità degli abbinamenti Gourmet uniti all’informalità di un garage d’auto.” racconta Lorenzo, proseguendo: L’informalità va dal servizio all’arredamento, dal generale ai dettagli questo è il posto giusto per sentirsi a casa. Nei nostri piatti si uniscono perfettamente l’innovazione Gourmet all’abbondanza della cucina del Sud“.

“Il nostro ristorante è stato inaugurato lo scorso 13 ottobre, dopo mesi di lavori. Da allora tantissimi sono stati i clienti, napoletani e non, ad aver apprezzato i nostri piatti” rivela Marco, chef di successo che ha recentemente conseguito il riconoscimento “Estro e Sapori” nell’ambito dell’annuale Premio La Fescina. “La nostra cucina vanta tanto della tradizione partenopea” – specifica- Partendo dalla nostra cultura culinaria, i piatti della tradizione napoletana vengono studiati, arricchiti, innovati. Penso al ‘Crudo e Cotto – Tour de France’, un piatto composto esclusivamente da pesce azzurro, tre crudi e tre cotti, arricchito con salse che ne esaltano il sapore”. In Garage Gourmand la valorizzazione dei prodotti locali è fondamentale. Si pensi all’eccellente primo del loro menù autunno/inverno: il Raviolo ripieno di Genovese di Bufalo. Piatto ricco di ingredienti ma, al tempo stesso, leggero grazie al temperato equilibrio di sapori.

Il piatto è accompagnato da friarielli e provola di bufala, che accentuano la scioglievolezza e morbidezza del raviolo. Piacevolezza per il palato assicurata. Al tempo stesso non si può non provare la tagliatella con bottarga di tonno, frutti di mare e burro al mandarino, che rientra sempre nel menù della nuova stagione targata Garage Gourmand.

“In ogni piatto io e Marco uniamo idee e manualità” specifica Dario Pollio. La sinergia dello staff si capta davvero istantaneamente. Ciascun piatto del Garage Gourmand è accompagnato da vini, bianchi o rossi, altamente pregiati. “La nostra carta vanta più di 52 etichette, curata dalla nostra maître Luisa Rosolia. Proprio lei ha collaborato con noi nell’aggiunta di spritz, rum, amari e novità che variano di stagione in stagione. I nostri piatti saranno sempre accompagnati da eccellenze riconosciute” prosegue Dario.

Ed anche nei secondi l’innovazione della cucina Garage Gourmand incontra l’innovazione al pari della ‘contaminatio’ con tradizioni di altri Paesi. Da quella francese fino a quella orientale, nel gusto, nella combinazione di ingredienti e nella presentazione visiva dell’intera portata.

Ma la meticolosità e la cura dei minimi dettagli caratterizza anche i dolci della casa. Portata interessante e sorprendente è “Il cioccolato non ti giudica”: crostatina di cacao, con cioccolato al rum, ganache all’arancia e frutti di bosco. Come sottolinea Marco: “Anche qui la combinazione con altre cucine è rilevante, non ci poniamo limiti”.

E fanno bene: perché non ci sono limiti alla determinazione, competenza, professionalità e passione della grande famiglia Garage Gourmand. Infatti, senza limiti saranno anche i traguardi a cui sono destinati!

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Credits Photo: Antonio Esposito