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Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana

“È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui”

Giuseppe Ghimouz ottiene la cittadinanza italiana: “È stata un’emozione che non si può descrivere a parole! La mia vita è qui.”

La cittadinanza italiana: un sogno che diventa realtà! Sì, perché per Giuseppe Ghimouz diventare cittadino italiano era l’obiettivo agognato, l’aspirazione cercata. 

Il solo completamento a quella che, di fatto, già era la sua vita qui.

“Era un sogno venire qui in Italia, così comunicai a mia madre che quando avrei compiuto 18 anni avrei voluto un solo regalo: un biglietto con destinazione Italia” ci racconta Giuseppe, che dall’Algeria partì alla volta del bel Paese lasciandosi indietro anche il nome algerino Fatah.

Cosa lo spinse a farlo? L’amore, l’attrattiva per la nostra cultura.

“Così sono arrivato a Milano e rimasi colpito dalla bellezza del Duomo. Decisi di stabilirmi qui” rivela Giuseppe. Fascino del posto, amici ed anche un nuovo lavoro: le opportunità che gli si prospettavano sono state variegate, così negli anni ’80 si trasferì a Nola dove lavorava in un parco giochi.

A Nola Giuseppe ha trovato il completamento finale al suo nuovo inizio, per ricominciare davvero ma non più da solo: incontrò Fabiola, l’amore vero con cui condivide tuttora la vita.

“Nel parco giochi in cui lavoravo, c’erano dei piccoli negozi e lì i suoi fratelli. Così, dopo un paio di anni ci siamo conosciuti” ricorda Giuseppe.

Egli non ha dubbi: “Sono felice di aver conosciuto tante persone brave e disponibili qui in Italia. A Nola ho trovato l’amore della mia vita, insieme a tante persone che mi vogliono bene. Ormai Nola è la mia città”.

E, nelle scorse settimane, l’ufficialità a ciò che in realtà era da tempo: Giuseppe ha ricevuto la cittadinanza italiana e non può fare a meno di riportarlo con emozione.

Infatti, dichiara: “È stata una gioia immensa, una bellissima soddisfazione per me e per mia moglie. Entrambi abbiamo pianto quando siamo andati alla prefettura di Napoli, è stata un’emozione bellissima che non si può descrivere a parole. Un momento magico!

Oggi sono contento di essere un cittadino italiano e ribadisco che ormai la mia vita è qua in Italia!”

A Giuseppe e Fabiola auguriamo che il meglio possa ancora venire, perché sicuramente così sarà.

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“Ridateci la Libertà”, racconti in occasione del 25 aprile

“Tommasino cos’è per te il Fascismo?”


“Il Fascismo… Il Fascismo è la prepotenza di toglierci tutto, tutto: dai nostri beni, ricchezze, dai nostri campi alle nostre personalità. Il Fascismo è volere a tutti i costi un bambino di 8 anni in riga. Con quella divisa a scuola e quelle scarpe, quel bambino di 8 anni doveva stare in fila con i compagni. Quelle scarpe gli facevano male da morire, sicché gli andavano pure strette. Ma alla maestra non importava. In fila doveva stare e camminare. Invece le scarpe facevano male, sempre più male. Capitò che un pezzo di ferro gli entrò.”


“Ed il bambino non lo fece presente alla maestra?”


“Ma certo. Ma lei non se ne curò.’Cammina e resisti. Cammina e sopporta!’Parole e tono duri ad un bambino di soli 8 anni, che per orgoglio tutte le lacrime trattenne dal dolore.Il Fascismo è terre da coltivare possedere, il grano con tanto sudore e fatica ricavare, ma ed esserne spogliati. Il Fascismo è il soldato, che non importa se parlasse tedesco o italiano dal tono gerarca, che batte alla porta. Bussa, batte, insistentemente urla. ‘Racimolate tutto il vostro grano, adesso! Subito, all’istante! Consegnatecelo, lo porteremo all’arsenale con quello degli altri! Racimolatelo! Subito, all’istante!’
E che importava, Tina, se in quella casa a ricevere gli ordini vi fossero un padre e una madre che con tanto sudore e fatica quel grano dai propri campi avevano raccolto, racimolato?! E che importava se, in quella casa, alla minaccia del soldato prima con le urla e poi col fucile, fosse presente anche un bambino di 8 anni. Che niente avrebbe dovuto intuire, ma tutto capì. Da quel grano, raccolto con tanto sudore e fatica, ad ognuno ogni giorno doveva essere consegnata la propria razione. Piccola, che vuoi che sia?! Ovviamente. Minuscola, non ci avrebbe sfamato nemmeno un cucciolo. 

E impossibile, fuori ogni logica, quella razione sforare! Ogni giorno, in fila si andava e la propria razione si aveva. Basta. 
I kili che io e la mia famiglia perdemmo? Le condizioni in cui i corpi miei e della mia famiglia divennero. Indescrivibili, inimmaginabili.

Ecco Tina, questo e molto altro è stato il Fascismo.”

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Il linguaggio del mar

Racconti ✍

Era un uomo di poche parole, lui.Nel porticciolo campano tutti lo conoscevano ma pochi gli parlavano, nessuno gli si avvicinava. Presso gli scogli pugliesi alle sue opere ho pensato.

Perché di poche parole quel signore era, eppure lo si conosceva. In Campania se ne stava sempre a guardare il mare. 

Di certo non a ciò si limitava, perché da uno zaino la macchina fotografica tirava e l’azzurra distesa fotografava. Il moto delle onde fissava in uno scatto, l’andirivieni dallo scoglio alla riva, dalla costa alla marea, dal corso all’orizzonte, catturava in un istante. 
E, andando a sera, bastava il suo nome digitare per i suoi scatti ammirare. 
Ogni mattina al mare se ne andava, come se quello fosse il buongiorno che gli toccava.

Lì l’obiettivo poneva perché, anzi, quello era il buongiorno che si sceglieva. 
Non so bene cosa nel moto delle onde decifrasse, ma la verità è che ognuno il codice del mare traduce a seconda dello stato d’animo che lì vi conduce. Sì, parla un linguaggio tutto suo il mare.
Uno è il linguaggio del mare, ma molteplici, soggettivi e intimi, sono le letture. 

E così accade che vi leggi la nostalgia come l’adrenalina, l’energia come la quiete, la calma piatta come il più irrequieto cambiamento, l’amore come l’affetto migliore. 

Uno è il linguaggio del mare, ma diverse, soggettive e intime, sono le letture che io e il signore degli scatti gli avremmo dato.
Non posso sapere cosa lui nelle onde del mar abbia letto, so solo le parole e le sensazioni, diverse, mutevoli e contraddistinte, che ogni volta vi do io. 

Portalga 2021, Polignano a Mare 🌊